Dall’antigiudaismo all’antisemitismo

Dall’antigiudaismo all’antisemitismo

Di Sira Fatucci
Referente per i programmi di educazione alla Shoah presso l’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane.

L’antisemitismo è una certa percezione degli ebrei, che può essere espressa come odio verso gli ebrei. Manifestazioni verbali e fisiche dell’antisemitismo sono dirette verso individui ebrei o non ebrei e/o loro proprietà, verso istituzioni comunitarie e strutture religiose” – Definizione IHRA 2016

Il termine antisemitismo fu di fatto coniato nel 1860 da un ebreo austriaco, Moritz Steinschneider, per stigmatizzare i pregiudizi antiebraici; fu poi utilizzato da alcuni ambienti antiebraici e in particolare da Wilhelm Marr che, nel 1879, fondò in Germania una “lega degli antisemiti”.

Innanzi tutto è necessario sottolineare che il termine “antisemitismo” è ambiguo e può generare confusione; si basa infatti sull'equivoco di una visione razziale della storia che prende radici da una supposta lotta tra “semiti” e “ariani”. La parola fa sembrare che l'antisemitismo denoti un'ostilità contro tutti coloro che parlano lingue semitiche, come l'arabo e l'amarico. Invece, anche se gli ebrei non sono necessariamente semiti e non tutti i semiti sono ebrei, fin dall’inizio dell’uso del termine antisemitismo fu subito chiaro che si riferiva al sentimento di odio esclusivamente verso gli ebrei.

Le origini dell’antisemitismo di matrice moderna, sono alimentati da secoli di un potente substrato di antigiudaismo di origine teologica cristiana.

Gli ebrei avevano di fatto negato l’elemento centrale su cui si basava il cristianesimo, ossia che Gesù fosse il Messia. Vennero considerati dai cristiani come malvagi e vennero accusati di deicidio, ossia di essere gli uccisori di Gesù. La condanna da parte dei Padri della Chiesa determinò presto la base religiosa e quindi ideologica di ciò che sarebbe poi divenuto l’antisemitismo moderno.

La storia degli ebrei nei secoli è un continuo alternarsi di proibizioni e concessioni, a cavallo dei quali crescono, prendono sempre maggior forza e si diffondono le dicerie, i pregiudizi, le menzogne e si forma e si radica il pregiudizio antiebraico.

Nel corso della storia molti sono i momenti di persecuzioni e accuse antiebraiche. Si calcolano per esempio circa 100.000 gli ebrei uccisi nelle città tedesche del Reno al passaggio dei Crociati verso la Terrasanta in quanto accusati di essere gli untori della peste nera che decimò la popolazione europea nella metà del ‘300.  Gli ebrei furono accusati di profanare l’ostia sacra, di usare sangue di cristiani per preparare il pane azzimo e molte altre cose ancora. E per ognuna di queste accuse non si risparmiavano le vite di intere comunità ebraiche.

Perseguitati, scacciati e presi spesso come “capro espiatorio” su cui puntare l’attenzione nei momenti difficili da diversi regni e governi, agli ebrei furono permessi mestieri proibiti ai cristiani come - per fare solo un esempio - il prestito di denaro. Quelle che nacquero come imposizioni restrittive presto contribuirono allo scaturire di odiosi pregiudizi: in questo caso la figura dell’ebreo usuraio e attaccato al denaro.

Fu spesso facile trovare un pretesto che fungesse da catalizzatore per deviare l’attenzione delle grandi masse da problemi di vario genere (problemi economici, vessazioni del Signore locale, epidemie di cui non si conosceva l’origine) e scatenare le masse, verso gli ebrei e talvolta altre minoranze, con quelli che molto più tardi verranno chiamati, con un termine russo pogrom. Case assaltate, sinagoghe bruciate, botteghe saccheggiate, uomini uccisi e donne violentate. A Napoli questa serie di violenze ricordate con il nome dato a una strada: “Via Scannagiudei”.

Nel 1492 con un editto, Isabella e Ferdinando di Spagna, cacciano gli ebrei dalle terre sulle quali regnano: dopo secoli di convivenza e di arricchimento reciproco, gli ebrei sono costretti all’esilio prima dalla Spagna e poi anche dal sud Italia. Dopo una permanenza durata quindici secoli, gli ebrei sono costretti ad abbandonare le loro terre, i loro averi, la loro vita per andare esuli in tutta Europa, Nord Africa e Asia cercando Paesi disposti ad ospitarli.

La dispersione di masse di popolazione ebraica, i battesimi forzati, l’istituzione dei ghetti in cui in Italia erano obbligati a vivere, l’inquisizione, la censura e il rogo dei libri sacri accompagnarono, insieme a crescenti difficoltà dettate da sempre nuove proibizioni e imposizioni, la vita degli ebrei fino all’età moderna.

L’antisemitismo si è infatti manifestato in forme nuove che si adattano ai tempi. Dalle false accuse di alto tradimento verso il capitano Dreyfus nella Francia di fine ottocento alla costruzione a tavolino dei “Protocolli di Sion”, un falso documento che ancora imperversa in Europa per affermare il complotto giudaico-massonico, recentemente ripreso e tradotto recentemente anche nel mondo islamico.

L’antisemitismo è innestato in una terribile spirale che vede gli ebrei passare in un percorso minato attraverso conversioni forzate, discriminazione, segregazione, espulsioni e pogrom, fino ad arrivare alla Shoah.

Con declinazioni diverse, discriminazioni e pregiudizi rimangono gli stessi. La differenza tra antigiudaismo cristiano e antisemitismo moderno è legata al passaggio da una discriminazione su base religiosa ad una base razziale, con la conseguenza che la nuova condizione era irreversibile – cioè non modificabile attraverso la conversione al cristianesimo.

La demonizzazione dell’ebreo come singolo, come gruppo, come comunità e – in epoca contemporanea – anche come Stato è una malattia difficile da sradicare e i cui bacilli sembrano essere immuni perfino alla ragione.

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