IL BUON USO DEL TESTIMONE

IL BUON USO DEL TESTIMONE

La Shoah è uno degli avvenimenti storici maggiormente documentati: vi sono documenti ufficiali dei nazisti, documenti ufficiali degli alleati, documenti personali appartenenti a ebrei e non ebrei e tutti questi sono solo alcuni tra i milioni di documenti esistenti relativi a quel periodo. Si dovrebbe poi fare riferimento anche a fonti risalenti al dopoguerra: i protocolli dei processi ai criminali nazisti, per esempio, che includono sia le testimonianze dei carnefici sia quelle delle vittime che sopravvissero. La documentazione sulla Shoah può anche essere suddivisa secondo la sua origine ebraica o non ebraica. Venire a conoscenza di documenti ebraici in generale e di documenti ebraici personali in particolare (diari, lettere, testimonianze) ha un valore aggiunto; essi ci permettono di ascoltare la voce individuale di coloro che caddero vittime della persecuzione.
È preferibile che l'apprendimento relativo alla Shoah sia quindi un insieme di fonti di diverso genere, ma fra queste è estremamente importante utilizzare le testimonianze dei sopravvissuti.
Quando si parla di didattica della Shoah e delle fonti da utilizzare nell’insegnamento, il ruolo della testimonianza dei sopravvissuti diventa infatti decisivo, dato che questa voce individuale aumenta l'efficacia del processo di apprendimento; sia essa ascoltata di persona o incontrata attraverso registrazioni o scritti.
Se si esamina il fatto che i nazisti non consideravano gli ebrei degli esseri umani ma dei parassiti e che - proprio per questo - il loro obiettivo era quello di eliminare non soltanto ogni ebreo su cui potessero mettere le mani ma anche ogni prova di questo crimine, si comprende immediatamente il grande rilievo assunto dal racconto dell’esperienza umana dei testimoni che dà voce anche a chi non sopravvisse.
Parlare di Shoah, inoltre, implica avere a che fare i numeri. Se si deve acquisire una conoscenza storica ed una comprensione degli eventi è necessario sapere che circa 6.000.000 di ebrei furono assassinati. Se si vogliono comprendere le condizioni inumane nel ghetto di Varsavia, per esempio, si dovrebbe sapere che la razione giornaliera di cibo fornita dai tedeschi per ogni residente era di 184 calorie. Tuttavia dal momento che la Shoah è un insieme di atrocità che furono inflitte da persone a persone, poiché possiede un grande significato morale ed etico, è fondamentale che l'esperienza umana delle vittime sia raccontata in prima persona.
Nel corso degli anni quindi, molti sopravvissuti hanno scelto di testimoniare attraverso diversi mezzi di comunicazione e le loro testimonianze vengono ora usate per scopi didattici.

Ma quale ruolo riveste il testimone nel processo educativo? Qual è il modo giusto per affrontare una testimonianza? Queste sono solo alcune delle domande che gli insegnanti impegnati nella didattica della Shoah si pongono.
Questo testo intende dare delle risposte ad alcune di queste domande ed anche fornire strumenti per porne di nuove.

OBIETTIVI DELL'USO DELLE TESTIMONIANZE IN CLASSE.

- Restituire dignità umana alle vittime. Uno dei principi portanti nella filosofia pedagogica dello Yad Vashem è la restituzione della dignità umana alle persone coinvolte nella Shoah e, in particolare, alle vittime. La storia individuale, raccontata dai sopravvissuti della Shoah, restituisce loro quell’umanità e quell’identità precedentemente negata.

- Rendere più tangibile l'inconcepibile. Molti sopravvissuti ricordano che le SS si divertivano a schernire i prigionieri: sostenendo che indipendentemente dalla conclusione della guerra nessun ebreo sarebbe rimasto vivo per raccontare ma che - se anche qualcuno sarebbe sopravvissuto - il mondo non gli avrebbe creduto.

- Consegnare messaggi morali. Davanti al ricordo dello sterminio di 6 milioni di persone, agli educatori spetta l'importante compito di collegare la didattica della Shoah a lezioni di etica. Un messaggio portato da una persona che abbia sperimentato l'atrocità della Shoah ha un potere speciale.

- Stimolare il dovere morale di essere consapevoli della sofferenza umana. Una delle più importanti lezioni morali che possono essere insegnate attraverso la Shoah è quella della responsabilità personale. Questo tema può essere affrontato ad esempio trattando l'argomento degli esecutori, collaboratori e spettatori. Incontrare un sopravvissuto ed ascoltare la sua testimonianza è un modo per stimolare sia il senso del dovere sia la responsabilità personale.

- Trasformare gli studenti in portatori delle fiaccole della memoria. Quando ricorriamo alla testimonianza in classe, il risultato auspicabile dell'incontro è che gli studenti si sentano vincolati a tramandare la memoria. Questo argomento può anche essere collegato al concetto di responsabilità personale: trasformare gli studenti in persone che portano la fiaccola della memoria è importante anche in relazione al fenomeno del negazionismo.

QUESTIONI PRATICHE E SCELTA DEL TESTIMONE.

L'età è il criterio fondamentale quando si decide se e cosa insegnare a proposito della Shoah; secondo la filosofia pedagogica dello Yad Vashem, la Shoah può essere insegnata a partire dalla giovane età, purché ciò venga fatto in maniera corretta. Il modello proposto è quello a spirale: nella prima fascia d'età i bambini possono essere informati sulla terminologia di base riguardante la Shoah attraverso la storia di un individuo. I principi fondamentali che devono guidare l'insegnamento della Shoah in quella fascia d'età sono:

-  L'uso della storia di un individuo, preferibilmente un bambino
-  La scelta di una storia che abbia aspetti di ottimismo: il protagonista è sopravvissuto e ci sono stati atti di umana pietà; in questo modo il bambino non viene esposto ad una storia terrificante e viene messo di fronte a valori umani positivi.
- L’accompagnamento nel processo dall'insegnante con il quale ha instaurato un rapporto positivo e di lunga durata.

In questo quadro l'insegnante esamina con i bambini gli aspetti fondamentali dell'evoluzione della vita di una persona, preferibilmente di un bambino. Per esempio: una bambina che si trasferisce nel ghetto, che cosa porta con sé? Com'è la sua vita nel ghetto? Come si sente nel dover portare la stella gialla? Che cosa significa crescere nel ghetto?

Il passo seguente, per bambini di età superiore, stimola una discussione più ampia, fa riferimento ad una famiglia. La conoscenza di una famiglia includerà più persone, più attenzione alle relazioni tra persone e gruppi.

Quando i ragazzi entrano nell'adolescenza cominciano a consolidare l'dentità personale, sociale e nazionale ed i valori umani. In questa terza fase possono mettersi in contatto con una cerchia sociale più ampia, una comunità. Dal momento che le loro percezioni emozionali e cognitive sono maturate gli adolescenti possono affrontare aspetti psicologici di una complessità che trascende le vittime; possono ora affrontare il dilemma dei salvatori, dei bystander e dei carnefici. In definitiva affermiamo che il contenuto della Shoah va affrontato gradualmente, adeguandolo alla fase di sviluppo emozionale e cognitivo dello studente.

Come questo approccio si traduce nella scelta dei testimoni?

Testimoni per la scuola primaria e per la scuola secondaria di primo grado: un insegnante che intenda invitare un sopravvissuto per testimoniare dovrebbe confermare l'invito dopo aver avuto un incontro preparatorio; nell'incontro l'insegnante dovrebbe spiegare che la storia dovrebbe essere raccontata in modo non traumatico per i ragazzi, non dovrebbe contenere descrizioni orribili di vita e morte nel campo. Un sopravvissuto che abbia passato gli anni della guerra nascosto sarebbe una scelta migliore.

Testimoni per la scuola secondaria di secondo grado: negli anni della scuola superiore gli studenti sono pronti per fronteggiare storie più difficili come quelle di persone che non sono sopravvissute. Rimane comunque responsabilità dell'insegnante controllare in anticipo la storia e giudicare se la testimonianza potrà corrispondere alle caratteristiche cognitive ed emozionali degli studenti.

Chi insegna la Shoah spesso si trova di fronte il dilemma su cosa focalizzarsi nel tempo limitato che ha a disposizione. Si deve presentare un quadro generale della Shoah in Europa o concentrarsi sugli eventi del proprio paese? Idealmente bisognerebbe equilibrare i due aspetti: per fornire una comprensione storica della Shoah gli insegnanti dovrebbero insegnare il contesto più ampio della tragedia senza trascurare gli specifici aspetti locali; quindi scegliendo le testimonianze è estremamente importante provare a presentarne una locale cercando di inserirla in un contesto storico corretto.

PREPARAZIONE ALLA TESTIMONIANZA

Differenti tipi di testimonianze richiedono diverse preparazioni ma alcuni principi generali sono rilevanti in ogni caso.

Uno dei passaggi più importanti è fornire un contesto storico; la testimonianza di un sopravvissuto è una micro-storia, una storia personale raccontata da una prospettiva specifica e soggettiva. Sebbene sia molto potente, la sua ricchezza di significati, specialmente in ambito educativo, si rafforza quando è situata in un contesto specifico. Il contesto include una terminologia importante per capire la testimonianza, ad es. ghetto, campo di lavoro/transito/concentramento/ sterminio. Se gli studenti non conoscono questi termini potranno avere solo una parziale comprensione della storia.

SUGGERIMENTI PER ATTIVITÀ PROPEDEUTICHE.

- Cosa aspettarsi e cosa non aspettarsi; è importante che l'insegnante indaghi su quali siano le aspettative degli studenti riguardo all'incontro con il testimone. Nel processo educativo le testimonianze non devono essere la fonte primaria della conoscenza e dell'apprendimento della storia. I sopravvissuti non sono storici e l'educatore dovrebbe chiedere loro di raccontare una storia personale che andrà in parallelo con le nozioni storiche di cui gli studenti sono già in possesso e con altre fonti primarie e secondarie.

- A seconda della classe e dell'insegnante, può essere anche utile riunirsi prima dell'incontro per incoraggiare gli studenti a elaborare domande da porre al testimone.

PROBLEMATICHE DA AFFRONTARE.

Quando si lavora con i testimoni e si trae vantaggio dai loro valori l'insegnante, e alcune volte anche gli studenti, dovrebbero essere consapevoli delle caratteristiche specifiche connesse a questa forma di conoscenza.

- “La memoria umana è uno strumento meraviglioso ma fallace.” scrive Primo Levi, evidenziando uno dei maggiori limiti delle testimonianze dei sopravvissuti. Due persone che abbiano vissuto la stessa esperienza non la ricorderanno mai allo stesso modo, la memoria umana è influenzata da elementi diversi che la compongono: opinioni, tratti della personalità, esperienze di vita, conoscenza a posteriori, compressione ed erosione del tempo che passa sono solo alcuni degli elementi che influenzano il modo in cui i nostri ricordi si formano. Differenze tra testimonianze rese dallo stesso testimone subito dopo gli eventi e anni dopo sono abbastanza comuni, come lo sono imprecisioni su date e dettagli. L'insegnante deve essere consapevole di queste caratteristiche e deve essere preparato a rispondere alle domande dei suoi studenti su questo, oppure a stimolare una discussione sul tema della memoria e delle testimonianze.

- Le storie individuali sulla Shoah sono raccontate ovviamente da coloro che sopravvissero; sono le storie dei vivi e non quelle dei morti e perciò dovremo stare attenti a non formarci una visione distorta delle cose. Ciò può verificarsi, ad esempio, quando si parla di Auschwitz-Birkenau. Il campo fu costruito con un obiettivo ben preciso, l'uccisione degli ebrei; nel contempo veniva utilizzato come campo di lavoro nel quale venivano sfruttati migliaia di prigionieri, ebrei e non. Ogni giorno i treni portavano al campo migliaia di ebrei, la maggior parte dei quali veniva mandato immediatamente alle camere a gas. L'esecuzione degli altri, scelti per il lavoro, era solo rimandata, la maggior parte di essi moriva a causa del lavoro e della fame, oppure veniva mandata alle camere a gas. Quando si ascoltano le testimonianze dei prigionieri di Auschwitz-Birkenau è facile prestare attenzione alla “vita nel campo” dimenticando che questo era soprattutto un campo della morte e che coloro che sopravvissero fanno parte di una piccola minoranza.

L’EPOCA POST-TESTIMONI

Trattando di memoria e didattica della Shoah e avendo evidenziando l'auspicabile risultato di poter ascoltare una testimonianza dal vivo, bisogna però considerare che l’era in cui non rimarrà più nessuno che potrà parlare della Shoah in prima persona è sempre più vicina. Ci sono diversi modi per prepararsi a ciò, uno di essi consiste nella creazione di testimonianze audiovisive. La voce della vittima può essere infatti portata in tanti modi: una testimonianza resa in classe da un sopravvissuto, una testimonianza audiovisiva, una testimonianza scritta sotto forma di diario o di memorie. Opere d'arte quali un romanzo breve o un racconto , un quadro o una scultura possono anch'essi essere considerati come forma di testimonianza.

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