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L'Italia nella Seconda Guerra Mondiale

Ottanta anni fa, il 10 giugno 1940, Mussolini annunciava l'entrata in guerra dell'Italia al fianco della Germania nazista

L'Italia nella Seconda Guerra Mondiale

Allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, nel settembre 1939, l'Italia restò inizialmente neutrale. La scelta della "non belligeranza", mantenuta in ogni caso nel quadro del Patto d'Acciaio tra Mussolini e Hitler, fu principalmente dovuta all'impreparazione militare e alla scarsità delle risorse belliche, oltre che a una politica attendista finalizzata a comprendere come ottenere maggiori vantaggi diplomatici e di conquista territoriale in base allo sviluppo del conflitto.

I successi iniziali della "guerra lampo" del Terzo Reich portarono però presto il regime fascista a confidare in una rapida vittoria nazista e già dal marzo 1940 iniziarono i preparativi per l'entrata in guerra. In quel mese infatti Mussolini presentò ai vertici militari un memorandum nel quale erano delineati i primi piani operativi, finalizzati soprattutto all'estensione delle aree d'influenza politica ed economica in Africa e nell'area greco-balcanica. Come lo stesso Mussolini ebbe inoltre modo di esplicitare, "una neutralità mantenuta sino alla fine della guerra ci farebbe passare nel girone B delle potenze europee", mentre la partecipazione avrebbe consentito di avere un "pugno di morti da usare al tavolo delle trattative". L'intervento bellico, venne allora specificato, si sarebbe dovuto configurare come una vera e propria "guerra parallela", per perseguire obiettivi strategici propri e senza un organico collegamento con le operazioni tedesche.

Il 10 giugno 1940 Mussolini dichiarò guerra alla Francia e all'Inghilterra con un discorso pubblico pronunciato dal balcone di Palazzo Venezia, di fronte a una folla osannante. La prima operazione militare fu l'ingloriosa guerra dei "tre giorni" che portò all'occupazione di un'esigua zona della Francia meridionale, strappata a un paese già di fatto sconfitto dai tedeschi. Seguirono nei mesi successivi azioni belliche contro gli inglesi in Africa e l'attacco alla Grecia: tutte queste operazioni evidenziarono fin da subito l'inadeguatezza delle forze armate italiane. Hitler pose quindi immediatamente fine a ogni autonomia d'azione italiana: lo sforzo bellico sarebbe stato coordinato dalla Germania, perseguendone quindi i propri esclusivi interessi in ogni scenario. Nonostante la propaganda fascista cercasse di nascondere la verità, i primi mesi di guerra sancirono il repentino venir meno dei presupposti dell'intervento, con la trasformazione delle truppe italiane in forze gregarie di quelle tedesche sia in Nord Africa che nell'occupazione dell'area greco-balcanica e portarono alla perdita del controllo dell'Etiopia, strappata dagli inglesi all'Italia per l'assenza di soldati tedeschi a sopperire alle deficenze dell'esercito di Roma.

L'entrata in guerra dell'Italia comportò fin da subito un drastico peggioramento della situazione per gli ebrei residenti in Italia. Il regime istituì numerosi campi d'internamento per gli ebrei stranieri e per quelli italiani ai quali, dopo le leggi razziali, era stata revocata la cittadinanza in quanto ottenuta dopo il 1918. Lo stesso trattamento fu riservato agli ebrei italiani che le autorità ritenevano "pericolosi" in quanto antifascisti. Questi campi furono essenzialmente luoghi di prigionia organizzati sul modello di quelli di confino già creati per i dissidenti politici: agli internati era tolta la libertà ma questi potevano godere di una minima autonomia di movimento ed era concessa loro la possibilità di manternere contatti con l'esterno e di ricevere aiuti e assistenza. Nella prima fase della guerra, l'internamento non comportò violenze fisiche e morali aggiuntive alla privazione della libertà e non vi furono deportazioni verso i lager nazisti, anche quando, nel 1942, i gerarchi nazisti pianificarono e resero operativo lo sterminio sistematico di tutti gli ebrei d'Europa. Così come avvenne per il territorio italiano, anche nelle zone occupate dall'esercito italiano agli ebrei vennero inizialmente risparmiate le persecuzioni perpetrate dall'alleato tedesco.

Se la prima fase del conflitto si risolse per l'Italia con la fine di ogni autonomia geopolitica dovuta alle sconfitte militari sul campo, i successivi sviluppi bellici avrebbero portato alla totale sconfitta militare e politica fascista e del suo alleato nazista. Nell'estate del 1941 l'Italia inviò un corpo di spedizione in supporto dell'attacco tedesco all'Unione Sovietica: quello che era stato pensato come l'atto finale della guerra, che avrebbe dovuto portare alla vittoria delle forze dell'Asse, si trasformò in una disfatta che causò la morte di oltre 80mila soldati italiani. Dalla seconda metà del 1942, con la controffensiva inglese nel Nord Africa, gli eserciti italiani e tedeschi subirono poi gravissime sconfitte ed enormi perdite di vite umane, fino alla resa totale delle forze nazifasciste dell'area nel maggio 1943. Nel luglio dello stesso anno le forze Alleate sbarcarono in Sicilia: la guerra era ormai giunta sul suolo italiano.

Già nel marzo del 1943 si era manifestata in Italia la prima clamorosa azione di massa contro il regime fascista, con scioperi operai che avevano paralizzato la produzione dell'industria bellica. Il malcontento popolare contro il fascismo era ormai condiviso anche da un'ampia parte della classe dirigente nazionale e culminò, di fronte all'avanzata anglo-americana nel Sud Italia, con la destituzione di Mussolini del 25 luglio e con la firma dell'armistizio dell'8 settembre. L'impresa bellica italiana era conclusa, ma la guerra e le sue stragi continuavano.

L'Italia si trovò di fatto divisa in due, con il Centro-Nord del paese occupato dalle forze naziste e amministrato dal governo fantoccio della Repubblica Sociale. Dal Sud gli Alleati risalivano invece lentamente la penisola, con battaglie terrestri e bombardamenti sulle città che, se da un lato riportavano la libertà, dall'altro causavano macerie, nuove morti e centinaia di migliaia di sfollati.

I soldati italiani che si trovavano nelle zone sotto il controllo nazifascista nella penisola e nei territori esteri, circa un milione, vennero in maggioranza internati o deportati in Germania, e in migliaia furono vittime di massacri da parte degli ex alleati tedeschi. All'indomani dell'armistizio, infatti, circa 100mila scelsero di continuare a combattere inquadrati nelle forze della Repubblica Sociale Italiana o come ausiliari delle truppe naziste, mentre gli altri vennero arrestati o, rifiutando di consegnare le armi, ingaggiarono scontri contro i soldati tedeschi. Il più noto atto della Resistenza militare avvenne nell'isola di Cefalonia: dopo una settimana di battaglia, gli italiani dovettero arrendersi e in migliaia furono fucilati dai nazisti come rappresaglia. In totale furono oltre 700mila i soldati italiani internati nei campi di lavoro del Terzo Reich, e se di questi ulteriori 100mila accettarono l'inquadramento nelle truppe nazifasciste, furono più di 600mila coloro che preferirono la prigionia e le sofferenze del lavoro forzato alla collaborazione.

Nelle zone di occupazione nazifascista nacquero le formazioni partigiane, che combattevano i nazifascisti cercando di accelerarne la sconfitta. Queste avevano il sostegno di sempre più ampi strati della popolazione, che pagò la scelta antifascista con eccidi di massa e con forme repressive sempre più dure messe in atto sia dai soldati del Terzo Reich sia dalle milizie della Repubblica Sociale.

Con l'occupazione nazifascista la sorte degli ebrei mutò tragicamente. Tutte le disposizioni contenute nelle leggi razziste del 1938 e l'internamento nei campi furono sfruttati dalle forze tedesche per avviare la deportazione verso i lager, inserendo a pieno l'Italia e i territori che essa controllava nel piano di sterminio totale della popolazione ebraica europea. Autorità e milizie fasciste della Repubblica Sociale collaborarono attivamente agli arresti e alla consegna degli ebrei ai nazisti, disponendo anche ordini di cattura: le responsabilità della Shoah in Italia ricadono pienamente sia sulla Germania nazista che sulla Repubblica Sociale guidata da Mussolini. Dal settembre 1943 all'aprile 1945, quasi 9mila tra i circa 43mila ebrei residenti nelle zone occupate della penisola italiana e nell'isola di Rodi vennero arrestati. Oltre 300 vennero uccisi sul territorio italiano, mentre gli altri furono deportati nei campi nazisti: solo un po' meno di mille sopravvissero allo sterminio.

Quando, alla fine dell'aprile 1945, nazisti e fascisti furono definitivamente sconfitti, l'Italia era un paese devastato dalla guerra, che gioiva per la ritrovata libertà mentre piangeva i suoi morti. Le vittime totali italiane furono circa 500mila, oltre 150mila di queste erano civili. All'interno di questi numeri vi sono sia i deportati e i partigiani sia i miliziani fascisti, così come vi troviamo sia i soldati che si rifiutarono di continuare a combattere per Mussolini e Hitler sia quelli che invece lo fecero: è necessario ricordare che la causa prima di tutte queste morti è stata la guerra voluta dal regime fascista. Questo bilancio generale della partecipazione bellica deve però comprendere, oltre a quello dei morti italiani, tutte le vittime delle azioni militari e delle violenze di cui si macchiarono le forze armate italiane all'estero.

Nel maggio 1945, dopo quattro anni di guerra, quell'Italia che aveva sostenuto Mussolini e che si era resa complice delle tragedie causate dal regime fascista e dall'alleato nazista era finalmente sconfitta.

 

IMMAGINE

Soldati italiani fatti prigionieri dai tedeschi a Corfù dopo l'8 Settembre 1943. Foto di propaganda di guerra nazista proveniente dal "Deutsches Bundesarchiv", nel settembre/ottobre 1943

BIBLIOGRAFIA

Storia dell'Italia moderna. Vol. 10: La seconda guerra mondiale. Il crollo del fascismo. La Resistenza. 1939-1945. - Giorgio Candeloro – Feltrinelli – 2014

La Shoah in Italia. La persecuzione degli ebrei sotto il fascismo – Michele Sarfatti – Einaudi – 2005

FILMOGRAFIA

Italiani brava gente – Giuseppe De Santis – 1964 – 146 min

La storia – Luigi Comencini – 1986 – (3 episodi: 80, 94, 82 minuti)

Roma città aperta – Roberto Rossellini – 1945 – 100 min


VIDEO

1939-1945 – La Seconda Guerra Mondiale
https://www.raiplay.it/programmi/1939-1945laiiguerramondiale/


SITOGRAFIA

La Seconda Guerra Mondiale – Enciclopedia Treccani
http://www.treccani.it/enciclopedia/seconda-guerra-mondiale/

Tags: italia, fascismo, seconda guerra mondiale