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Il salvataggio degli ebrei in Danimarca

Il salvataggio degli ebrei in Danimarca

Nella storia della Seconda Guerra Mondiale e nel corso degli eventi che portarono allo sterminio nazista del popolo ebraico, la Danimarca ha rappresentato un esempio unico di opposizione ai piani di dominio del Terzo Reich e al progetto della "Soluzione finale" pianificato da Hitler e dai suoi gerarchi. Nonostante l'occupazione nazista del paese, le autorità locali e la popolazione seppero infatti mettere in atto tutta una serie di azioni di disobbedienza civile che limitarono al minimo gli arresti e la deportazione della popolazione ebraica locale, riuscendo a permettere la sopravvivenza della quasi totalità dei loro concittadini ebrei e di quelli che risiedevano in Danimarca da stranieri.

 

Il 9 aprile 1940 le forze armate della Germania nazista avevano occupato la Danimarca, che di fatto si arrese senza quasi opporre resistenza. Quello che poteva essere interpretato come un cedimento nazionale ai piani di conquista del Terzo Reich si rivelò invece una strategia vincente in vista di un più ampio progetto di resistenza collettiva all'invasore. Questa strategia era sicuramente favorita dalla "speciale" posizione che la nazione e la sua popolazione rivestivano nella visione geopolitica nazista: il Terzo Reich considerava quello danese come un popolo "ariano", e pertanto affine a quello tedesco, mentre la posizione geografica del paese, al momento dell'occupazione, era di una "rassicurante" lontananza dal fronte bellico. Questo insieme di fattori fece sì che i gerarchi nazisti ritennesero come politica migliore da adottare quella dell'instaurazione di un "protettorato modello", all'interno del quale garantire una sostanziale continuità amministrativa alle istituzioni locali cercando con queste più la collaborazione che un'immediata sottomissione all'ideologia nazionalsocialista. Ciò dette vita a una prassi della negoziazione tra governo danese e autorità naziste che fu sfruttato dagli occupati per salvaguardare la maggiore autonomia e libertà possibili. Allo stesso tempo però i danesi crearono ugualmente una rete di resistenza clandestina all'occupazione. Questa peculiare realtà danese si rivelò poi fondamentale nella straordinaria operazione di salvataggio degli ebrei che avvenne tra il settembre e l'ottobre 1943.

 

Al momento dell'invasione tedesca vivevano in Danimarca circa 8mila ebrei, 6mila dei quali erano cittadini danesi e i restanti provenienti in maggioranza dalla Germania e dai paesi dell'Europa orientale. L'esiguità della locale comunità ebraica fece propendere le autorità naziste a non imporre fin dall'inizio le terribili discriminazioni di cui furono vittime gli ebrei delle altre nazioni occupate, mentre il governo danese sostenne sempre l'inesistenza di un "problema ebraico" nel paese. Tale posizione delle autorità danesi era rappresentiva di un contesto socioculturale nazionale che si basava su una lunga tradizione di tolleranza e rispetto della diversità religiosa fatta propria dalla Chiesa Luterana, alla quale aderiva circa il 90% della popolazione. Possiamo esemplificare tale realtà con le parole scritte nell'Ottocento dal teologo e umanista Nikolaj Frederik Severin Grundtvig, uno dei più influenti pensatori della storia danese: "Prima si è esseri umani, poi si è cristiani". La grande maggioranza dei danesi si considerava erede e testimone di questo spirito e, nonostante non mancassero individui e gruppi che collaborarono con l'occupante nazista o cercarono di trarre profitto dalle sue politiche antisemite, quando fu necessario passare all'azione per salvare gli ebrei dagli arresti e della deportazione vi fu una vera e propria mobilitazione di massa.

 

La situazione danese di relativa tranquillità cambiò infatti radicalmente nell'estate 1943. I nazisti avevano allora deciso di mettere in atto una politica maggiormente repressiva, anche perché spaventati dall'intensificarsi delle azioni del Movimento di Resistenza danese e dal crescente consenso che si stava coagulando intorno a un programma di più decisa opposizione all'occupante. Dopo mesi che videro crescere azioni di sabotaggio, scioperi e manifestazioni contro le forze naziste, il 28 agosto i tedeschi imposero nel paese lo stato d'emergenza, vietando gli assembramenti pubblici, imponendo il coprifuoco notturno e iniziando a colpire la rete organizzativa e finanziaria della resistenza. Il governo danese rassegnò allora le proprie dimissioni e il controllo del paese passò di fatto nelle mani dei nazisti. Insieme alle limitazioni della libertà per tutti i cittadini, stava per iniziare anche in Danimarca la persecuzione degli ebrei.

 

L'8 settembre '43 il generale delle SS Werner Best, plenipotenziaro del Reich in Danimarca, inviò un telegramma a Hitler nel quale si proponeva di sfruttare lo stato d'emergenza per dare il via alla deportazione degli ebrei danesi. Hitler dette il suo assenso. Iniziarono quindi i preparativi segreti per passare alla fase degli arresti, ma il diplomatico tedesco Georg Ferdinand Duckwitz, venuto a conoscenza dei piani, decise di comunicare alle autorità danesi la notizia dell'imminente operazione. Queste furono informate il 28 settembre e a loro volta allertarono subito i leader della comunità ebraica: insieme organizzarono la più grande operazione di salvataggio messa in atto contro lo sterminio nazista degli ebrei, alla quale presero parte membri della Resistenza e uomini di Chiesa, agenti di polizia locale e semplici cittadini di ogni classe sociale.

 

La resistenza organizzata per difendere tutto il popolo danese dall'invasore divenne, senza alcuna titubanza, azione in difesa di chi, al suo interno, era ora minacciato nella sua stessa sopravvivenza. In quei drammatici giorni la maggioranza dei danesi non pensò agli ebrei come agli "altri", ma come ai propri "amici" e "vicini di casa", "concittadini" ed "esseri umani" da salvare e la cui sopravvivenza divenne, anche simbolicamente, quella di tutta la Danimarca: le vite degli ebrei e la libertà dal nazismo erano ormai sinonimi nelle menti e nei cuori.

 

Fu chiaro fin da subito che la salvezza degli ebrei risiedeva nella fuga dal paese e nel loro trasferimento nella vicina Svezia, rimasta neutrale nel conflitto bellico e le cui autorità si erano prontamente dette disponibili ad accoglierli. Iniziò quindi immediatamente un'azione comune, in parte coordinata e in parte spontanea, per nascondere gli ebrei e farli arrivare lungo le coste danesi, dove le barche dei pescatori li avrebbero trasportati via mare in Svezia. Quando, il 1° ottobre, giorno nel quale cadeva il Capodanno ebraico, le forze naziste dettero inizio ai rastrellamenti, non trovarono che pochissimi ebrei nelle proprie case: dei circa 8mila ebrei residenti in Danimarca i tedeschi riuscirono ad arrestarne poco meno di 500, in maggioranza anziani e malati che non avevano avuto la forza o la possibilità di fuggire. Tutti gli altri, oltre 7mila, si trovavano nascosti in abitazioni private, ospedali, chiese o dovunque potessero essere al sicuro, mentre già aveva inizio il loro trasferimento verso la costa e da lì in Svezia. Di fronte a tale azione collettiva di disobbedienza, le truppe naziste e i collaborazionisti locali, disorientati e intimoriti dalle conseguenze che avrebbe potuto avere una dura reazione all'operazione di salvataggio, scelsero di fatto di non impedire con la forza la fuga e di non colpire con l'usuale durezza la rete di cittadini che la stava permettendo. In poche settimane i pescatori danesi riuscirono a mettere in salvo sulle proprie barche più di 7mila ebrei e circa 700 loro famigliari non ebrei.

 

I danesi non abbandonarono al loro destino neanche coloro che erano invece stati arrestati dai nazisti e che furono poi deportati nel campo di concentramento di Terezin. Le autorità locali, di concerto con la Croce Rossa, fecero tutte le pressioni possibili affinché gli ebrei danesi non venissero mandati a morire nei campi di sterminio e che a Terezin venissero garantite loro le basilari condizioni di vita e dignità umana. Questi incessanti sforzi, protrattisi fino alla sconfitta militare della Germania nazista, permisero la sopravvivenza della grande maggioranza dei deportati.

 

In totale, dei circa 8mila ebrei residenti in Danimarca durante l'occupazione nazista, furono 120 le vittime della Shoah. Pur nel dolore per ogni singola vita spezzata, è possibile affermare che gli eccezionali eventi danesi riuscirono a sconfiggere la macchina della morte nazista.

 

Nel corso della Seconda Guerra Mondiale, in tutta Europa, vi furono azioni individuali e collettive finalizzate a salvare le vite degli ebrei perseguitati, ma in nessuna nazione queste presero le dimensioni di massa di ciò che avvenne in Danimarca. Per questo il Memoriale della Shoah di Gerusalemme Yad Vashem, d'accordo con le autorità danesi, ha scelto di celebrare l'aspetto nazionale di questo straordinario gesto di ribellione civile allo sterminio piantando un albero in memoria di tutti gli uomini e le donne della Resistenza danese, riservandosi però di conferire riconoscimenti di "Giusti fra le nazioni" a specifiche, eccezionali, personalità singole. Tra queste abbiamo scelto di ricordare quelle di Henry Christen Thomsen e di sua moglie Ellen Margrethe - in un approfondimento che potete leggere a questo link - al fine fornire un'ulteriore testimonianza di questi eventi e per non dimenticare, nella doverosa celebrazione dell'eroismo collettivo, il coraggio individuale di migliaia di uomini e donne danesi. Vogliamo anche ricordare come Yad Vashem abbia inoltre conferito il riconoscimento di Giusto fra le nazioni a Georg Ferdinand Duckwitz, il diplomatico tedesco che, informando i leader danesi dei piani nazisti, ha permesso che l'operazione di salvataggio potesse dispiegarsi.

 

IMMAGINE

Ebrei danesi durante il salvataggio via mare dalle coste della Danimarca a quelle della Svezia
Fonte foto: https://www.ushmm.org/information/exhibitions/online-exhibitions/special-focus/rescue-of-the-jews-of-denmark

 

BIBLIOGRAFIA

 

Il popolo che disse no - Bo Lidegaard – Garzanti – 2014

https://www.garzanti.it/libri/bo-lidegaard-il-popolo-che-disse-no-9788811682851/

 

La città che sussurrò - Jennifer Elvgren, Fabio Santomauro – Giuntina – 2015

https://www.giuntina.it/Parpar_per_bambini_11/La_citt_che_sussurr_617.html

 

SITOGRAFIA

 

Giusti fra le nazioni: Il salvataggio degli ebrei in Danimarca – YadVashem.org (In inglese)

https://www.yadvashem.org/righteous/stories/the-rescue-of-denmark-jews.html

 

The Holocaust Encyclopedia: Danimarca (In inglese)

https://encyclopedia.ushmm.org/content/en/article/denmark

 

"I danesi ci videro come amici e vicini di casa, non come ebrei" – Ynetnews.com (In inglese)

https://www.ynetnews.com/articles/0,7340,L-3246548,00.html

 

Tags: SHOAH, resistenza, nazismo, seconda guerra mondiale, danimarca