I Giusti fra le Nazioni

I Giusti fra le Nazioni

Uno dei compiti che svolge il Memoriale Yad Vashem a Gerusalemme, istituito per documentare e tramandare la storia del popolo ebraico durante la Shoah, è quello di ricordare e celebrare i "Giusti fra le Nazioni". I Giusti sono i non ebrei che aiutarono gli ebrei negli anni dello sterminio.

 

La definizione di "Giusto fra le Nazioni" va fatta risalire al Talmud, testo fondamentale della religione ebraica, e Yad Vashem ha ripreso questo termine per rendere omaggio e commemorare coloro che rischiarono la vita per salvare degli ebrei negli anni delle persecuzioni nazifasciste. Come Oskar Schindler e Irena Sendler, le cui straordinarie azioni sono state rese ancora più celebri da film e libri di successo.

 

Nel Memoriale di Gerusalemme è stato loro dedicato un grande giardino nel quale, prima che lo spazio ne diventasse completamente pieno, per ogni nuovo Giusto riconosciuto veniva piantato un albero. Ai piedi di questi alberi i visitatori lasciano un sasso. L'albero e i sassi sono simboli del ricordo di una persona cara, ma l'albero è anche il simbolo del rinnovarsi della vita. "Chi salva una vita, salva il mondo intero": così si legge nel Talmud. E questa frase, unita all'immagine di un albero che continua a crescere, descrive al meglio chi ha permesso che tanti uomini, donne e bambini, destinati a morte quasi certa, potessero continuare a vivere e a generare nuova vita.

 

I Giusti riconosciuti da Yad Vashem sono oltre 27mila. Di questi più di 700 sono italiani. Si tratta di riconoscimenti individuali, assegnati sulla base della testimonianza dei sopravvissuti, di testimoni oculari o di documenti attendibili.

 

Il numero dei Giusti per ogni paese non può né vuole avere un rapporto diretto che quantifichi il grado di aiuto fornito. Il lavoro svolto da Yad Vashem per assegnare questa onorificenza è infatti, per vari motivi, difficile. In molti casi la richiesta da parte dei sopravvissuti affinché i loro salvatori venissero riconosciuti pubblicamente come Giusti è avvenuta dopo molti anni: spesso perché questi mantennero con loro un rapporto d'amicizia e riconoscenza personale che poteva sembrare sufficiente, altre volte come forma di difesa per non riaprire nell'immediato la ferita del ricordo della persecuzione. Gli stessi salvatori hanno, nella maggior parte dei casi, mantenuto il silenzio su quanto fatto, perché non lo ritenevano "eccezionale" ma un loro semplice dovere civile, umano o religioso. In numerosi casi sono stati i discendenti di salvatori e sopravvissuti a sollecitare il riconoscimento, per rendere onore a quanto avvenne. Tutto questo ha reso più complicato il lavoro di Yad Vashem, che spesso ha dovuto operare quando chi aveva vissuto quegli eventi era ormai deceduto.

 

Balza agli occhi il basso numero di Giusti in Danimarca, paese che scrisse una delle pagine più luminose nell'opposizione alle politiche di sterminio del Terzo Reich. In quel paese, durante l'occupazione nazista, il salvataggio degli ebrei ebbe un vero e proprio carattere nazionale. Le massime autorità locali si rifiutarono di consegnare i loro concittadini ebrei e una vastissima rete di semplici cittadini e di membri della Resistenza, con il benestare del governo e della polizia danese, riuscì a portare in salvo nella vicina Svezia, via mare, più di 7mila persone. La Gestapo riuscì a catturare solo 500 persone, che non deportò verso i campi di sterminio dopo le proteste di massa della popolazione. Grazie a questo atto di eroismo civile collettivo, quasi tutti gli ebrei danesi sopravvissero. Al momento dell'avvio delle pratiche per il riconoscimento dei Giusti, coloro che presero parte al salvataggio chiesero di non ricevere alcuna onorificenza individuale, per non snaturare quella che fu l'azione collettiva. A Yad Vashem si trova quindi un solo albero, per ricordare però tutti. Solo pochi danesi, il cui coraggio fu ancora più eccezionale, hanno ottenuto anche un riconoscimento individuale.

 

Anche in altri paesi si crearono reti di salvataggio organizzate da uomini di Chiesa o da gruppi politici che riuscirono a far emigrare o tenere nascosti molti ebrei, anche se non vi fu nulla di paragonabile a quello che si riuscì a fare in Danimarca.

 

Basso, rispetto a quanto fu ampia la rete che soccorse i perseguitati, è anche il numero dei Giusti in Italia. Furono gli stessi nazisti a riconoscere l'opposizione di molti italiani alle retate delle forze naziste e fasciste. In un rapporto della Gestapo sul rastrellamento di Roma del 16 ottobre 1943, si descrive il comportamento degli italiani come "completa resistenza passiva sfociata in molti casi singoli in resistenza attiva". Uomini di Chiesa, oppositori politici del regime fascista, ma anche uomini e donne che avevano creduto nel fascismo, così come tantissimi semplici cittadini di ogni ceto sociale, si adoperarono con ingegno e grandissimo coraggio nel salvataggio. E' necessario però non dimenticare mai che molti altri, invece, collaborarono attivamente con i nazisti.

 

Le singole storie di chi salvò gli ebrei dalla persecuzione sono documentate da Yad Vashem e nei libri e film che si sono ispirati a queste eroiche gesta. Giorgio Perlasca e Calogero Marrone sono i Giusti italiani più noti al grande pubblico, così come molto conosciute sono le figure di Giovanni Palatucci e le vicende che ebbero luogo a Villa Emma e nell'ospedale romano Fatebenefratelli, dove grazie al medico Giovanni Borromeo e all'infermiera Dora Focaroli numerosi ebrei furono salvati dai rastrellamenti. Ma la storia di ogni singolo Giusto meriterebbe di essere conosciuta. Come quella di Ida Brunelli Lenti, che ci fa comprendere il valore di ciò che venne fatto. Ida aveva quindici anni ed era la bambinaia dei tre figli di una coppia di ebrei di origine ungherese: alla morte della madre e con il padre irreperibile dopo un ricovero in ospedale, questa giovanissima ragazza si prese cura dei bambini a lei affidati fino a quando, a guerra terminata, non fu certa che questi fossero al sicuro sulla nave che li avrebbe portati nella Palestina del mandato britannico. Shlomo Rovitz, un soldato della Brigata ebraica, ebbe modo di conoscere Ida e i ragazzi in un campo militare appena terminata la guerra: ascoltò la loro storia e poi fornì la sua testimonianza affinché Ida fosse annoverata tra i Giusti. Shlomo, in una lettera del 1945, così scrisse a sua moglie parlando di questa giovane: "Trovo davvero difficile credere che ci siano ancora persone simili al mondo".

 

"Se aveste visto come me, in questa prigione, quello che gli ebrei hanno sofferto, il vostro unico rimpianto sarebbe stato quello di non aver potuto salvarne di più": è questa frase di Odoardo Focherini, uno dei Giusti italiani, scritto sulla parete della stanza n.3 del Memoriale del museo di Carpi, che forse meglio di ogni altra ci mostra lo spirito che animò i Giusti in quei terribili anni.

 

IL VIDEO DIDATTICO PRODOTTO DA SCUOLAEMEMORIA SUI GIUSTI TRA LE NAZIONI
 

 

BIBLIOGRAFIA

- I giusti d'Italia. I non ebrei che salvarono gli ebrei. 1943-1945 - Mondadori - 2006

- La banalità del bene – Enrico Deaglio – Feltrinelli - 2003

- Anni in fuga. I ragazzi di Villa Emma a Nonantola - Josef Indig Ithai, a cura di Klaus Voigt -  Giunti - 2004

- Villa Emma: Ragazzi ebrei in fuga, 1940-1945 - Klaus Voigt - La Nuova Italia - 2002

- "Un eroe dimenticato" - Franco Giannantoni, Ibio Paolucci - Edizioni Arterigere

- Il cacciatore di giusti. Storie di non ebrei che salvarono i figli d'Israele dalla Shoah - Ugo Giorgio Pacifici Noja, Silvia Pacifici Noja – Effatà

- La lista di Schindler - Thomas Keaneally - Frassinelli - 2018

- Nome in codice: «Jolanta». L'incredibile storia di Irena Sendler, la donna che salvò 2500 bambini dall'Olocausto - Anna Mieszkowska - San Paolo Edizioni - 2009

 

FILMOGRAFIA

Schindler's List - Steven Spielberg - 1993 - 195 min

Perlasca - Un eroe italiano - Alberto Negrin - 2002

Il coraggio di Irena Sendler - John Kent Harrison - 2009 - 95 min

 

VIDEO

La testimonianza di Ida Brunelli Lenti
https://www.youtube.com/watch?v=xT1gfx1csBM

I ragazzi di Villa Emma - Aldo Zappalà - Documentario
https://www.youtube.com/watch?v=WjWqwJUncyI

Intervista a Giorgio Perlasca
http://www.rainews.it/dl/rainews/media/La-storia-di-Giorgio-Perlasca-intervista-Minoli-7b59ff3b-8d26-4525-9e86-de3d73481970.html

Enrico Deaglio racconta Giorgio Perlasca
https://www.raiplay.it/video/2018/01/Enrico-Deaglio-racconta-Giorgio-Perlasca-6ed7ea9c-5830-4e5f-9153-76b65670c7b4.html

 

LINK

Yad Vashem
https://www.yadvashem.org/righteous.html

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