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Leone Efrati

Leone Efrati

Per gli amici e i familiari era Lello, o più affettuosamente Lelletto. Leone Efrati era invece il nome completo e ufficiale che appariva sulle locandine che ne annunciavano i combattimenti. Fu uno dei migliori pugili della sua generazione, un ebreo romano che partendo dalle palestre di boxe della Capitale calcò i più prestigiosi ring d'Italia e degli Stati Uniti. La sua vita venne spezzata dall'arresto per mano nazifascista e dalla morte nel lager.

 

Leone Efrati era nato a Roma nel 1915. La sua carriera pugilistica iniziò con i primi allenamenti nelle palestre romane, il debutto agonistico arrivò nel 1935. A livello nazionale si impose fin da subito come uno dei più promettenti pesi piuma, poi i primi passi di una carriera internazionale che lo portò prima in Francia e in seguito negli Stati Uniti, il grande sogno di ogni pugile. Un sogno che avrebbe potuto essere coronato nella sera del 29 dicembre 1938, quando sul ring del Coliseum di Chicago, di fronte a migliaia di spettatori, incrociò i guantoni con lo statunitense Leo Rodak in una sfida per il titolo mondiale. L'impresa di Efrati svanì però per un soffio, con il verdetto non unanime dei giudici che assegnò la vittoria ai punti al suo avversario. Nel 1939, all'apice della carriera, venne inserito tra i migliori dieci pesi piuma del mondo dalla classifica dell'americana National Boxing Association. In quello stesso anno però, nonostante l'offerta avanzata dalla federazione pugilistica statunitense di rimanere in America e di prendere la cittadinanza statunitense, decise di interrompere la sua felice esperienza professionista oltreoceano e di tornare in Italia per stare vicino alla famiglia nel drammatico momento seguito all'introduzione delle leggi razziali.

 

Leone Efrati tornò a Roma alla fine del '39. Quella degli ebrei della città era una vita resa ogni giorno più difficile dalle discriminazioni legislative. Chi viveva di sport non poteva più gareggiare: Efrati iniziò quindi a vendere lacci per le strade e a fare lo "stracciarolo" ambulante. Non rinunciò però a coltivare quella che era la sua passione e la sua vera professione continuando ad allenarsi ogni sera nei locali della palestra Audace, una delle poche società sportive che scelse di non cacciare i suoi atleti colpiti dalla discriminazione antisemita del regime. Era una vita di ristrettezze economiche e di incertezza, segnata da una sofferenza per i piccoli e grandi soprusi quotidiani che l'occupazione tedesca di Roma del settembre 1943 trasformò nell'incubo degli arresti e delle deportazioni.

 

Leone Efrati, la moglie e i tre figli riuscirono a salvarsi dal grande rastrellamento del 16 ottobre 1943 e a nascondersi, cambiando spesso il loro nascondiglio: case di amici fidati, cortili e androni di palazzi mai troppo sicuri, rifugi ancora più precari quali ponti e gallerie. La mattina del 7 maggio 1944, mentre si trovava nel quartiere San Giovanni con il figlio Romolo di otto anni, Efrati venne però riconosciuto da due delatori fascisti: sotto la minaccia delle armi furono entrambi condotti al carcere delle SS di Via Tasso e lì consegnati ai nazisti. Identificati, padre e figlio vennero poi tradotti al carcere di Regina Coeli, dove rimasero per 21 giorni. Il 20 maggio i tedeschi organizzarono il trasferimento dei detenuti ebrei verso il campo di Fossoli, centro di raccolta per chi veniva destinato ai lager. Il piccolo Romolo riuscì a salvarsi dalla deportazione, fatto scendere di nascosto dal camion poco prima della partenza del convoglio, il padre Leone venne internato prima ad Auschwitz e poi trasferito a Ebensee, sottocampo del lager di Mauthausen.

 

Nei lager la tragedia personale, condivisa con tutti gli altri internati, significò per Efrati, come per tanti altri pugili, anche dover subire l'ulteriore oltraggio alla propria dignità umana dall'essere costretti a gareggiare per il diletto dei nazisti in incontri brutali privi di ogni regola sportiva. Efrati dovette combattere, lui che era un peso piuma, anche contro pugili di categorie superiori, riuscendo sempre a vincere sfide la cui posta in palio era la sopravvivenza. Morì dopo un ultimo combattimento, molto diverso, però, dagli altri: Efrati aveva saputo che un kapò aveva picchiato il fratello, internato nello stesso lager, e si scagliò contro di lui. Accerchiato dagli altri kapò e dalle guardie tedesche, fu malmenato fino a quando non venne ridotto in fin di vita. Più di ogni altra ricostruzione storica dei fatti, sono le parole del compagno di prigionia Alberto Sed, sopravvissuto alla Shoah, a testimoniare l'orrore degli ultimi mesi di vita di Efrati e della sua morte nel lager.

 

"I tedeschi lo conoscevano, hai voglia se lo conoscevano. Era il pugile ideale per le scommesse. Un grande peso piuma contro un bel peso medio, e giù soldi, tanti soldi. Non c'era il ring, solo il piazzale e loro che urlavano, si divertivano, giocavano. Sempre di domenica, quando non si lavorava. Noi assistevamo agli incontri, ma con che spirito. I tedeschi davano a chi combatteva un premio, spesso un pezzo di pane. Efrati si faceva onore, ma poi un giorno tutto finì. C'era anche suo fratello al campo. E lui tornando un giorno nel block seppe che era stato picchiato a sangue da uno dei kapò. "Chi è stato, chi te l'ha date?". Si rifece e loro, dopo aver preso tutte 'ste botte avvertirono un soldato tedesco. Qualche ora dopo, lo tramortirono, lo ridussero a un moribondo. Ogni sera le SS, davanti ai block, ti strattonavano per vedere se stavi in piedi: chi cadeva non aveva scampo e lui non riusciva neanche ad alzarsi. Fu così che Lelletto finì nei forni crematori."

 

Alla storia del pugile romano è stato di recente dedicato uno spettacolo teatrale, "L'uragano. Storia di Leone Efrati", scritto da Antonello Capurso e promosso dalla Fondazione Museo della Shoah di Roma. E proprio al Museo della Shoah di Roma è ora conservata la valigetta con i guantoni che il pugile portava con sé per gli allenamenti, ritrovata dopo essere rimasta, dimenticata per settantacinque anni, all'interno di un ripostiglio della palestra Audace.

 

FONTE IMMAGINE

http://digital-library.cdec.it/cdec-web/fotografico/detail/IT-CDEC-FT0001-0000054356/leone-efrati-2.html

 

VIDEO

Intervista a Romolo Efrati

https://www.youtube.com/watch?v=v5Uj5VcB0BY

Serata Leone Efrati

https://www.youtube.com/watch?v=O9y1xlp19KY

 

Tags: italia, SHOAH, leone efrati