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Emanuel Ringelblum

1900-1944

Emanuel Ringelblum

Emanuel Ringelblum nasce il 21 Novembre 1900 a Bučač  – oggi in Ucraina ma all’epoca parte della Polonia– da Munie Heler e Fajwisza Ringelblum, commerciante. Emanul insieme al fratello e a due sorelle è ancora bambino quando muore la madre e resta orfano. Durante la prima Guerra Mondiale la famiglia si trasferisce a Nowy Sacz, una cittadina polacca vicino a Cracovia, e qui Emanuel frequenta il liceo e si diploma. Il ragazzo dimostra presto un grande interesse per lo yiddish e la storia ebraica polacca, passione che lo porta a trasferirsi a Varsavia e iscriversi alla facoltà di Filosofia della città, dove consegue poi il dottorato con una tesi sull’ebraismo polacco nel tardo medioevo.

Con una forte coscienza sociale e politicamente attivo sin da giovane nel gruppo marxista sionista Po’alei Zion Left, ancora studente universitario Emanuel fonda – insieme ad altri – il “Circolo dei Giovani Storici” ed entra a far parte del neonato YIVO (l'Istituto per la ricerca ebraica) di Vilna.
Finiti gli studi comincia ad insegnare storia ebraica al liceo ebraico femminile di Varsavia e parallelamente continua a lavorare alle sue ricerche e pubblicazioni (principalmente sulla storia ebraica polacca) a cui affianca l’impegno sociale collaborando con organizzazioni che fornivano assistenza ai meno abbienti. È in questo modo che nel 1930 si avvicina alla molto attiva organizzazione alla Associazione di soccorso JDC dove conosce Isaac Giterman, direttore dell’area della Polonia, che gli insegnerà la differenza tra la filantropia tradizionale e l’auto-aiuto e che diventerà per lui una sorta di mentore. Consapevole dell’unicità storica del momento che sta vivendo e sentendo la responsabilità di raccontarlo alle future generazioni, subito dopo l'ascesa al potere di Hitler Emanuel inizia a raccogliere dati e informazioni sulla legislazione antiebraica, sul suo impatto e l’opposizione ad essa. Con l’invasione della Polonia da parte della Germania e l’inizio della Seconda Guerra Mondiale, Emanuel decide di aggregarsi alla ZTOS, organizzazione ebraica di auto-aiuto ufficialmente riconosciuta dai tedeschi; in questo modo può continuare a dare assistenza agli ebrei di Varsavia e ai rifugiati in difficoltà.
Quando la popolazione ebraica viene rinchiusa all'interno del ghetto di Varsavia, diventa il supervisore della Soup Kitchen della ZTOS, realtà che distribuisce pasti ai numerosi ebrei che non sapevano più come procurarsi del cibo e che contemporaneamente serve a coprire una serie di attività politiche clandestine. Tra queste lo sviluppo più strutturato di quei diari che
Emanuel aveva già iniziato a scrivere come cronaca del tempo: la creazione di un archivio che che registrasse ogni dettaglio della vita nel ghetto. Tra i membri ci sono un rabbino -Shimon Huberband- così come un editore di una rivista comunista clandestina - Yehuda Feld; Emanuel coinvolge infatti molte persone con diversi stili di vita ma con un comune obiettivo: raccogliere testimonianze sulla vita all’interno del ghetto, non solo le difficoltà, le terribili condizioni di vita e le angherie naziste, ma anche la stampa clandestina, l’organizzazione di scuole per i giovani, le reti di assistenza, la religiosità, barzellette e pettegolezzi e varie forme di resistenza. Spinti dalla responsabilità di documentare la propria storia con l’idea di essere appunto gli unici a poterlo fare, il gruppo raccoglie informazioni di giorno e scrive di notte e si riunisce per aggiornarsi segretamente di sabato prendendo per questo il nome di “Oneg Shabbat”.

Insieme a Emanuel, Hersh Wasser and Eliyahu Gutkowski, i due segretari dell’archivio coordinano le attività quotidiane, monitorano i progetti e si accertano che i collaboratori completino i loro compiti ognuno seguendo i propri progetti come ad esempio la ricerca sul ruolo delle istituzione ebraiche, sulle donne e sugli effetti fisici e psicologici della fame. Grazie ai contatti di Gutkowski e di Ringelblum stesso, che è molto amico del giovane leader Mordechai Anielewicz, l’archivio gode di un contatto diretto con le due maggiori organizzazioni giovanili del Ghetto: Dror- Frayhayt e Hashomer Hatzair, cosa che permette loro di seguire da vicino la resistenza e la preparazione della rivolta.
Tra la primavera e l’estate del 1942 il gruppo pubblica 15 bollettini per la stampa clandestina ebraica e polacca. Le informazioni raccolte – tra cui quella delle prime gasazioni a Chelmno e la deportazione a Belzec degli ebrei dei ghetti di Lublino e d numerose altre città tedesche – vengono condivise con la resistenza polacca che, trasmettendole al governo polacco in esilio a Londra, riesce a farle uscire dal paese. La maggior parte dei bollettini, pensati inizialmente  per essere stampati, è invece scritta a mano o a macchina. Il lavoro dell’archivio non si ferma neanche dopo le deportazioni a Treblinka di migliaia di ebrei – tra i quali anche membri del gruppo stesso - nell’estate del 1942.

Una volta divenuto chiaro che il ghetto di Varsavia sarebbe stato liquidato e che tutti i membri dell’Oneg Shabbat sarebbero stati inviati nei campi di concentramento, i documenti vengono riposti in casse di metallo e bidoni di latte sigillati e sepolti con le istruzioni per il loro utilizzo a guerra finita. La prima parte dell’archivio viene sepolta già nell’estate del 1942 mentre documenti ulteriori lo saranno nel Gennaio e nell’Aprile del 1943 proprio il giorno prima dello scoppio della rivolta.
Nel frattempo Emanuel riesce a scappare dal ghetto nella parte “ariana” della città insieme alla moglie e al figlio ma in un secondo momento ritorna nel ghetto e nel luglio del 1943 viene deportato nel campo di lavoro di Trawniki da cui la resistenza polacca riesce a farlo scappare travestito da ferroviere. Si ricongiunge alla famiglia e rimane nascosto a Varsavia nel bunker “Krysia” in via Gròjecka 81 fino al 7 marzo 1944 quando - a seguito di una denuncia ancora non identificata - la Gestapo lo arresta insieme a moglie, figlio e tutti gli altri nascosti con loro.
Anche la famiglia Wolski che li stava nascondendo fu arrestata e giustiziata.

Incarcerato nella prigione di Pawiak, anche questa volta la resistenza polacca gli offre la possibilità di salvarsi la vita proponendogli di trasferirlo dalla cella dei condannati a morte a quella dei destinati al lavoro coatto in Germania. Ringelblum indica il figlio e chiede: “E cosa capiterà a lui? E cosa capiterà a mia moglie che è nella sezione femminile?” davanti al silenzio della risposta che ne conferma il tragico destino aggiunge: “Allora preferisco sacrificarmi con loro”. Decide quindi di rimanere e condividerne il destino; lo stesso marzo 1944 viene ucciso
insieme a loro tra le macerie del ghetto dai colpi d’arma da fuoco nazisti.                                               

I tre membri dell'Oneg Shabbat che riuscirono a sopravvivere tornarono nel 1946 e riportarono alla luce il primo lotto di documenti, il secondo fu recuperato nel 1950, il terzo deve ancora essere trovato. Il materiale raccolto dal gruppo ha conservato e ridato alla luce – insieme alla propaganda e al materiale nazista - un’ampia gamma di documenti e scritti tra cui registri pubblici, ritagli di stampe clandestine, manifesti della rivolta, volantini, biglietti del tram, inviti a concerti e spettacoli, menù di ristoranti, carte di caramelle, tessere del razionamento, corrispondenze personali, poesie, giornali, diari, cartoline, fotografie e tanto altro. L’archivio è ancora oggi la principale fonte di informazione sulla vita all’interno del ghetto di Varsavia e su tutti i tentativi di resistere e continuare una vita nonostante le terribili condizioni date da fame, malattie, violenza continua e un’insostenibile densità demografica.

L’archivio – i cui documenti sono raccolti presso il Jewish Historical Institute di Varsavia - ci permette di conoscere oggi la storia raccontata dall punto di vista ebraico; una parte di quella resistenza.. La vittoria di Emanuel Ringelblum è proprio quella di essere riuscito a farla arrivare a noi raccogliendo questo immenso tesoro di informazioni e facendo in modo che non venisse scoperto dai nazisti. 

           


BIBLIOGRAFIA

Emanuel Ringelblum, Diario dal ghetto di Varsavia, Castelvecchi, 2019
Emanuel Ringelblum, Sepolti a Varsavia. Appunti dal Ghetto, Castelvecchi 2013
Samuel D. Kassow, Chi scriverà la nostra storia? L'archivio ritrovato del ghetto di Varsavia, Mondadori, 2009

SITOGRAFIA
https://encyclopedia.ushmm.org/content/en/article/the-oneg-shabbat-archive
https://archives.jdc.org/exhibits/in-memoriam/emanuel-ringelblum/
https://www.jhi.pl/en/research/the-ringelblum-archive-and-the-oneg-shabbat-group

FILMOGRAFIA

Roberta Grossman, Chi scriverà la nostra storia, 95 min,  2019

Tags: resistenza, RINGELBLUM, ONEG SHABBAT, ARCHIVIO, GHETTO VARSAVIA