LA RIVOLTA DEL GHETTO DI VARSAVIA

Il 19 aprile 1943 scoppiava uno dei maggiori episodi della resistenza ebraica

LA RIVOLTA DEL GHETTO DI VARSAVIA

Istituito il 16 ottobre del 1940, il ghetto di Varsavia era uno dei più popolosi ghetti nazisti dove - in uno spazio di 3,4 km2 - furono costretti a vivere oltre 450.000 persone. Oltre che dal sovrappopolamento e dall'impossibilità di sostenersi con un lavoro, la vita nel ghetto era resa estremamente difficile da frequenti interruzioni di elettricità e acqua corrente, da terribili condizioni igieniche, dal divieto di comunicazioni e contatti con l’esterno e dalla carenza di cibo. Le derrate alimentari previste per persona consistevano in 920 grammi di pane a settimana e 295 grammi di zucchero, 103 grammi di marmellata e 60 grammi di grasso al mese; le calorie giornaliere calcolate per gli ebrei si limitavano a 1841. I bambini si trovarono presto a rischiare la vita per recarsi nella parte ariana della città e procurare del cibo di contrabbando per sé e per le proprio famiglie. Il tasso di mortalità era altissimo; in due anni - oltre 100.000 ebrei morirono d’inedia e di malattia.
Nel 1942 aumentano notevolmente anche gli omicidi arbitrari da parte dei nazisti che diventarono quotidiani. Il 22 luglio 1942 - a 6 mesi dalla Conferenza di Wansee che velocizzò l’attuazione della Soluzione Finale della questione ebraica - fu annunciata ai residenti del ghetto l’inizio della "Grande Operazione"che prevedeva la liquidazione del ghetto ed il “reinsediamento” dei suoi abitanti privi di impiego o inabili al lavoro nei territori dell’Est. Parte dell’"Operazione Reinhardt", cioè del progetto di sterminio degli ebrei polacchi, questo reinsediamento ad Est altro non era che la deportazione nel campo di sterminio di Treblinka a 80 km dalla città di Varsavia. Secondo l’ordine di Himmler, le deportazioni andavano completate entro il 31 dicembre 1942.

Il 28 luglio, proprio all’interno del ghetto, un gruppo di ragazzi e ragazze appartenenti a movimenti giovanili - senza appoggio dei partiti politici - fonda la ŻOB Żydowska Organizacja Bojowa - Organizzazione ebraica di combattimento. La ŻOB  cercò subito supporto nella resistenza al di fuori del ghetto ma la risposta non fu quella sperata e gli aiuti e l’apporto di armi furono incostanti e limitati. La “Grande Operazione” fu portata avanti senza grandi impedimenti e conclusa il 21 settembre 1942, giorno in cui - quell’anno - cadeva una delle festività più importanti della religione ebraica: il digiuno di Kippur,.

In soli due mesi furono deportati oltre 250.000 ebrei. La superficie del ghetto fu ulteriormente ridimensionata e al suo interno vi rimasero circa 70.000 persone, di cui più della metà clandestinamente, in condizioni di vita sempre più tragiche. La ŻOB continuava intanto la sua organizzazione e, nel gennaio del 1943, iniziò ad affiggere sui muri del ghetto dei manifesti alti 4 metri che incitavano alla lotta.

 Ebrei!
L’invasore è passato al secondo atto del vostro sterminio.
Non rassegnatevi ad andare alla morte.
Difendetevi! 
Afferrate una scure, una sbarra di ferro, un coltello.
Asserragliatevi nelle vostre case.
Fatevi prendere così, piuttosto!
Nella lotta c’è sempre una probabilità di salvezza!
L’Organizzazione Ebraica di Combattimento

O anche:

Preparatevi ad agire, siate pronti!
Dobbiamo cominciare a lottare!
Noi ci siamo prefissi uno scopo: quello di risvegliare un popolo.
Noi lanciamo al nostro popolo la parola d’ordine:
“Svegliati e lotta”.
Non perdete la speranza di salvarvi!
Sappiate che la salvezza non può venire dall’andare inermi alla morte, ma dalla lotta!
[…]
Svegliati popolo e lotta!
Raccogliete il coraggio per compiere atti audaci.
Non pronunciate più le vergognose parole: siamo tutti condannati a morte!
Non è vero!
Anche a noi appartiene la vita!
[…]
Bisogna saper lottare per la vita.
Svegliati e lotta per la tua vita!
Che ogni madre diventi una leonessa che difende i suoi piccoli!
Che nessun padre veda con rassegnazione la morte dei suoi figli!
Che il nemico paghi con il proprio sangue la vita di ogni ebreo!
Che ogni casa diventi una fortezza!
L’Organizzazione Ebraica di Combattimento

La rivolta ebbe ufficialmente inizio il 19 aprile ma  fu preceduta da diverse azioni di guerriglia.
Quando il 18 gennaio i nazisti ripartirono con una seconda ondata di rastrellamenti, alcuni membri della ŻOB si infiltrarono nelle file e -  al segnale concordato - iniziarono il combattimento permettendo alle persone in fila di disperdersi e fuggire. Contrastati da atti di resistenza i tentativi di deportazioni proseguirono fino al 22 gennaio quando i tedeschi abbandonarono il ghetto. Delle 24.000 persone previste ne furono deportate 650.

La risposta dei nazisti non si fece attendere troppo a lungo e il 16 febbraio Himmler ordinò l'immediata e completa liquidazione del ghetto. La mancanza della presenza tedesca si prolungò però per un tempo sufficiente alla resistenza di riorganizzarsi e iniziare a prepararsi con bunker e tunnel scavati e collegati tra di loro e con vie d’uscita dal ghetto per il contrabbando di armi. Quando il 19 aprile le SS - sotto il comando dell’ufficiale Jurgen Stroop - entrarono nel ghetto, si trovarono davanti ad una situazione inaspettata. Convinti di riuscire ad completare l’ordine senza nessun intralcio, furono invece accolti da granate, molotov e colpi di arma da fuoco partiti dalle finestre delle abitazioni.

Fu l’inizio della rivolta del ghetto di Varsavia; una degli episodi più significativi, più lunghi e più conosciuti della resistenza armata ebraica durante gli anni delle persecuzioni naziste. Per quasi un mese, dal 19 aprile al 16 maggio del 1943 un gruppo di giovanissimi - ragazzi e ragazze principalmente tra i 16 e i 25 anni - combattè contro un esercito molto più fornito, attrezzato e preparato. A capo della rivolta - e della  ŻOB - vi era il 24enne Mordechai Anilewicz, appartenente al movimento socialista e sionista Hashomer Hatzair.

Dal quartiere generale della ŻOB in via Mila 18 venivano emanati dei bollettini quotidiani sulla situazione nel ghetto ripresi poi da pubblicazioni clandestine (vedere materiale extra).
La collaborazione della resistenza polacca era scarsa, le armi poche e le uniche in più su cui gli ebrei potevano contare erano quelle sottratte ai nazisti. Nonostante la grande disparità di forze e grazie anche alla rete di sotterranei e alla trasformazione di case in nascondigli, per le prime due settimane i nazisti non riuscirono a domare la rivolta come testimonia il rapporto Stroop: “Immediatamente dopo il posizionamento dei reparti, un attacco pianificato da parte degli ebrei e di terroristi a un carro armato … su due blindati vennero scagliate bottiglie molotov. Il carro armato si incendiò due volte. L’attacco nemico costrinse le nostre forze a ritirarsi, in un primo momento.

Le SS utilizzarono dinamite e gas asfissianti, incendiarono palazzi  per evitare di essere attaccati dall’alto e distruggere i rifugi dei combattenti ma solo all’inizio di maggio la fame, l’impossibilità di curare i feriti, la carenza di munizioni e l’utilizzo di cani da parte delle SS fece perdere terreno alla ŻOB.
L’8 maggio il bunker sede della ŻOB fu assediato. Dopo un estremo tentativo di resistenza, Mordechai Anielewicz e la maggior parte dei membri della ŻOB che si trovavano là - tra cui la sua ragazza Mira Furcher - si suicidarono per non cadere in mani naziste.
Non era fu però la fine della rivolta che -sotto il comando del 24enne Marek Edelman membro del Bund, movimento ebraico socialista -  durò ancora qualche giorno. 

Il 16 maggio Stroop dichiarò l’insurrezione terminata: “Il quartiere ebraico di Varsavia non esiste più. La grande azione ha avuto termine alle ore 20,15 con l’esplosione della sinagoga di Varsavia.[…] La cifra degli ebrei catturati e annientati con ogni certezza è di 56.065126”.
Il ghetto venne liquidato e demolito, i combattenti superstiti furono uccisi a Treblinka e gli altri 42000 ebrei presenti deportati in diversi campi di concentramento e sterminio; solo pochissimi sopravvissero.

Marek Edelman - insieme ad alcuni compagni riuscì a scappare attraverso la rete fognaria - si unì alla resistenza partigiana, prese parte alla rivolta della città di Varsavia e sopravvisse. Dopo la fine della guerra decise di rimanere a vivere in Polonia, divenne medico e sposò Alina Margolis un’altra combattente del ghetto. Morì nel 2009.
Altri sopravissuti emigrarono invece in Israele e fondarono già nel 1949 il Museo dei combattenti del ghetto. Il museo è stato il primo luogo dedicato alla memoria della Shoah e della resistenza ebraica e nacque con l’intento di celebrare i loro compagni e tutti coloro che - anche se consapevoli che questo non li avrebbe salvati dalla morte - decisero di combattere il Nazifascismo come atto di libertà e di morire lottando.

In Israele il giorno delle Memoria prende il nome di Yom HaShoah (giorno della Shoah) non viene celebrato il 27 Gennaio ma 8 giorni prima della festa d'indipendenza. La prima proposta di data fu però proprio il giorno dell'anniversario dello scoppio della rivolta del ghetto di Varsavia che coincedeva però con il primo giorno di Pesach, un'importante festività ebraica. Fu quindi deciso di non utilizzare la stessa data ma queso ci mostra come si volesse sottolineare la centralità del tema della resistenza durante la Shoah e dimostrare l’importanza del ricordo e della commemorazione non solo di tutte le vittime della Shoah ma anche tutti gli episodi di resistenza e di ribellione combattuti da singoli individui - partigiani o meno- nei ghetti - tra cui Cracovia, Białystok, Lodz, Leopoli, Będzin, Vilnius e molti altri - e addirittura nei campi di sterminio come Treblinka, Sobibor e Auschwitz.

1 Il consumo medio calorie giornaliero varia tra i 1500 e i 2500.

CONTENUTI EXTRA

- Lo storico Andrea Bienati racconta del ghetto di Varsavia e della sua rivolta

- Il giornalista e scrittore Wlodek Goldkorn approfondisce la figura di Marek Edelman, comandante in seconda della rivolta del ghetto di Varsavia

- Bollettini della ŻOB
Comunicato n. 1.  - 19 aprile 1943

Oggi, lunedì 19 aprile ha avuto inizio la nuova azione sterminatrice tedesca nel ghetto di Varsavia. Già alle quattro del mattino si è cominciata a udire nelle vicinanze delle mura una sparatoria di armi leggere, di mitragliatrici, ed esplosioni di bombe a mano. Autoblinde e carri armati sono entrati nel ghetto. L’azione viene condotta dalla gendarmeria tedesca guidata dalle SS. La polizia polacca è stata ritirata dal ghetto; le è stata affidata la sorveglianza delle mura dalla parte esterna. Il ghetto fa l’impressione di una fortezza in stato di assedio. […] L’azione è diretta contro il ghetto centrale. L’Organizzazione Ebraica di Combattimento che comprende tutti gli elementi coscienti della popolazione ebraica, oppone una resistenza attiva in molte case. Si svolgono regolari combattimenti fra resistenti ebrei e tedeschi. […] La resistenza ebraica è molto più aspra di quanto non lo fu lo scorso gennaio. […] L’azione tedesca ha come scopo la liquidazione definitiva del ghetto e lo sterminio completo del ghetto di Varsavia. Nel momento in cui trasmettiamo, la lotta è in pieno svolgimento.

Comunicato n. 2. - 20 aprile 1943                            
La lotta dell’Organizzazione Ebraica di Combattimento contro i tedeschi nel ghetto di Varsavia continua in pieno. […] Martedì 20 corrente nelle ore antimeridiane i tedeschi, per mezzo della presidenza dello Judenrat, hanno rivolto … un ultimatum col quale hanno intimato la resa prima delle ore dieci del mattino. La lotta continua.

Comunicato n. 3. - 20 aprile 1943
L’Organizzazione Ebraica di Combattimento che guida la lotta del ghetto di Varsavia ha rigettato l’ultimatum a deporre le armi entro le ore dieci  di martedì mattina. Dopo alcune ore di relativa calma i combattimenti sono stati ripresi. I tedeschi hanno introdotto nella battaglia forti reparti dell’esercito, di artiglieria da campagna, di carri armati e reparti blindati. Nel pomeriggio di martedì e durante la notte il cannoneggiamento non ha avuto soste.  […] Fra le cinque e le sei ha avuto inizio … un’azione di cannoneggiamento pesante del ghetto. … stanno scoppiando numerosi incendi, che non sono domati da nessuno. Sul ghetto si innalzano spirali di fumo. […] Martedì nelle ore del pomeriggio i tedeschi hanno ulteriormente ristretto l’assedio del ghetto; hanno tagliato la luce elettrica, l’acqua e il gas in tutte le vie.

Comunicato n. 4. -  21 aprile 1943 
Per tutta la notte fra martedì e mercoledì la sparatoria è proseguita ininterrotta. L’artiglieria tedesca ha bombardato il ghetto da diverse parti; sono scoppiati grandi incendi. Mercoledì, nella terza giornata della rivolta, la lotta continua con immutato vigore. […]  Nella lotta prendono … parte attiva le donne, le quali si distinguono per il loro grande coraggio. Martedì, alla finestra di una casa confinante con il muro del ghetto, s’è affacciata una donna con un elmo d’acciaio in testa, ed ha scaricato alcuni colpi di rivoltella sulle SS che fanno la guardia sotto il muro.

- Ultima lettera di Mordechai Anielewicz
indirizzata a un emissario che agiva per conto del comando del ghetto nei quartieri ariani della città

Varsavia, il Ghetto, 23 aprile 1943

Ciò che noi abbiamo passato è impossibile esprimerlo con parole. Ci rendiamo conto che ciò che è successo supera tutti i nostri sogni più audaci.
I tedeschi sono arretrati per ben due volte dal ghetto. A uno dei nostri reparti riuscì di rimanere sulla propria posizione 40 minuti, a un altro reparto 6 ore. Una mina da noi posta nel recinto delle fabbriche di spazzole è scoppiata. Varie delle nostre compagnie hanno attaccato i tedeschi che scappavano. Le nostre perdite in vite umane sono minime, anche questo può considerarsi un successo/una vittoria. Yehiel è caduto da eroe accanto alla mitragliatrice.
Ho la sensazione che grossi avvenimenti stiano accadendo e che ciò che abbiamo osato fare sia di grande valore.
Da oggi noi passiamo alla lotta partigiana. Stanotte usciranno in azione tre reparti. Hanno due compiti: ricognizione e ricerca di armi. Ricordatevi: le armi corte non hanno per noi nessun valore. Le adoperiamo di rado. Abbiamo urgente bisogno di bombe a mano, fucili mitragliatori ed esplosivi. È impossibile descrivere in che condizioni vivono gli ebrei nel ghetto. Soltanto pochi potranno sopportare tutto questo, tutti gli altri moriranno, presto o tardi. Il loro destino è segnato. A causa della poca aria, non è concesso di accendere nemmeno una candela nei  «bunkers» dove si nascondono migliaia di ebrei. Grazie alla radio abbiamo sentito un meraviglioso programma della stazione “Schweit” che riferiva la nostra lotta. Il fatto che si parli di noi fuori dal ghetto ci dà coraggio.
Riposa in pace amico mio! Forse ci rivedremo! Il sogno della mia vita si è avverato. La resistenza ebraica armata  è ormai un fatto compiuto.
Io sono il testimone della lotta meravigliosa degli eroi ebrei.

Mordechai Anielewicz

- Poesia anonima

Contrattacco

Stiamo a vedere, prima che la gola soffochi l’ultimo grido di dolore.
Le loro mani arroganti che impugnano il frustino tengono in pugno la nostra inquieta paura - paura dell’uomo.
Dalle via Niska, Mila e Muranow come un mazzo di fiori di sangue il cuore grida dalle canne dei fucili
Questa è la nostra primavera - il nostro contrattacco.

Poeta anonimo - ghetto di Varsavia.

BIBLIOGRAFIA

- Il ghetto di Varsavia lotta - Edelman Marek - La Giuntina - 2012
- Sepolti a Varsavia. Appunti dal ghetto - Ringelblum Emmanuel - Castelvecchi - 2013
- L’isola in via degli uccelli - Orlev Uri - Salani 2009

FILMOGRAFIA

- Il pianista - Roman Polansky - 2002 - 150 min

Tags: GHETTO, resistenza, varsavia, zob