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Franco Cesana

Il più giovane partigiano d'Italia

Franco Cesana

Franco Cesana nasce a Mantova il 20 settembre 1931, minore di tre fratelli di una famiglia ebraica agiata; il padre Felice era commerciante e la famiglia si trasferisce a Bologna quando Franco è ancora un neonato. È qui infatti che Franco cresce, inizia la scuola e - già in prima elementare - si contraddistingue per la sua vivace intelligenza e voglia di imparare.

Solo un anno dopo però, con la promulgazione delle leggi razziali del 1938, viene espulso dalla sua scuola “Elisabetta Sirani”. A soli 7 anni Franco non ne capisce il motivo e – come molti altri bambini ebrei a cui si chiusero le porte delle aule – ne piange con i genitori. Viene iscritto all’improvvisata scuola ebraica di Bologna, che, nata proprio per far fronte alle espulsioni, non soddisfa però le aspettative e la qualità d’istruzione ricercata dai Cesana.

Alla morte del padre nel 1939, la madre - Ada Basevi - lo iscrive al collegio dell’orfanotrofio israelitico di Torino che accoglierà il bambino fino alla chiusura dell'istituto in seguito all’ingresso in guerra dell’Italia. L’istruzione per Franco e per la famiglia continua a essere estremamente importante e il ragazzino viene mandato in prima media a Roma, dove la scuola ebraica resta attiva fino alla firma dell’armistizio del 1943 e all’occupazione tedesca.
Franco è a quel punto costretto ad abbandonare gli studi e tornare a casa dalla madre che nel frattempo si era trasferita a Crespellano; per la famiglia Cesana e altri migliaia di ebrei italiani comincia il periodo più difficile. Aveva inizio la caccia all’ebreo.

Mentre la famiglia Cesana è già scappata e si ritrova a dover vendere tutte le cose più care per comprare silenzi e aiuti e a cercare riparo nell’Appenino modenese cambiando nascondiglio ogni settimana, i fascisti affiggono un manifesto fuori dalla loro casa di Bologna promettendo 20.000 lire a chi avrebbe fornito informazioni utili a trovarli.

Anche se contrari fin da subito al Fascismo, i coniugi Cesana avevano cercato di mantenere un’atmosfera “apolitica” in casa, senza crescere i figli come attivi antifascisti. Tutti e tre i fratelli però - Ermanno, Lelio e Franco - sentiranno la necessità di diventare partigiani.
Il primo ad arruolarsi è Lelio che – nell’estate del 1944 – si unisce alla “Divisione Modena”. Poco dopo anche Franco, convinto che la lotta al nazifascismo fosse una responsabilità di ognuno, decide di non volere restare passivo e prendere parte alla resistenza.
Data la sua giovane età, la madre cerca di dissuaderlo, ma una sera Franco scappa di casa per andare da “Marcello”, comandante della formazione partigiana della “Divisione Modena” di cui faceva parte il fratello. Franco, che fisicamente sembrava avere almeno 16 anni, mente sulla sua età; il comandante non si fa ingannare e inizialmente non vuole che si unisca al gruppo. Con la sua loquacità e la sua tenacia, Franco lo convince ad arruolarlo come staffetta e, con il nome di battaglia “Balilla”, a 12 anni diventa il più giovane partigiano d’Italia.

La madre non ha più sue notizie fino al 7 settembre quando riceve una lettera da parte del figlio:

«Carissima mamma, dopo la mia scappata non ho potuto darti mie notizie per motivi che tu immagini. Ti do ora un dettagliato resoconto della mia avventura: partii cosi all'improvviso senza sapere io stesso che cosa stavo facendo. Camminai finché potevo, poi mi fermai a dormire in un fienile in località Osteria Matteazzi. Al mattino, svegliandomi con la fame, ripresi a camminare in direzione di Gombola, sfamandomi con le more. Arrivai a Gombola verso le nove e di lì cercai i partigiani, deciso a entrare a far parte di una qualche formazione. Riuscii a trovare patrioti che mi insegnarono la strada per andare al Comando che si trovava a Maranello di Gombola. Arrivai nella detta località stanco morto, ma mi feci coraggio e mi presentai. Dopo un po' mi si presentò l'occasione di entrare a far parte della formazione Marcello. «Sei contenta? Presentandomi a Marcello fui assunto e siccome ho studiato fui dislocato al Comando e attualmente mi trovo stabile relativamente sicuro in una località sopra a Gombola. «Cosi non devi impensierirti per me che sto da re. La salute è ottima; solo un po' precario il dormire. Per chiarire un increscioso incidente ti avverto che non ho detto quella cosa che mi hai fatta giurare. Cosi chiudo questa mia, raccomandandoti alto il morale, che ormai abbiamo finito. Affettuosamente ti bacia e ti pensa il tuo tesoro. Appena ricevuta la mia bruciala.

Ancora ti saluto e ti abbraccio».

Il giuramento di cui viene fatta menzione era quello di non rivelare mai a nessuno di essere ebreo, promessa che, stando allo scritto, Franco ha mantenuto. Ada decide invece di non bruciare la lettera ma di conservarla sotterrandola all’interno di una bottiglia, preservando così l’unica testimonianza scritta che ci rimane.

Non fu l’ultima volta che ebbe notizia del figlio. Il 14 settembre infatti Franco si presenta alla porta della madre insieme al fratello Lelio per rincuorarla, lasciarla con la promessa di tornare la settimana seguente per il proprio compleanno e salutarla prima di andare verso la prossima missione, l’ultima.

Franco e Lelio infatti, insieme ad altri compagni, devono controllare che la zona di Pescarola sia libera. Si fidano di una montanara – che non sapevano essere una spia – e della sua falsa informazione che i nazisti avessero lasciato la zona. A Gombola, il gruppo che pensava di essere al sicuro, si ritrova invece accerchiato. Franco prova a scappare ma non ha la prontezza di gettarsi a terra e viene ucciso dai colpi delle mitragliatrici naziste. Avrebbe compiuto 13 anni il 20 di settembre.
Il fratello gli rimane vicino e ricorda le sue ultime parole; una preghiera: «Shemà Israel Adonai Eloenu, Adonai Echad»1.
Il giorno dopo lo stesso comandante “Marcello” torna a recuperare il corpo di Franco e riesce a farlo seppellire provvisoriamente nel cimitero della parrocchia di Pescarola. Da lì fu poi spostato nel cimitero ebraico di Bologna il 25 giugno del 1945.

Franco viene ufficialmente riconosciuto come partigiano in azione dal 1° luglio 1944 e nominato sottotenente alla memoria, uno dei più giovani ufficiali della storia.
Altri poi decisero poi di onorare Franco Cesana, la sua giovane età e il suo coraggio. La scuola ebraica di Bologna istituì una borsa di studio alla sua memoria. La città lo onorò intestandogli una scuola mentre l'Associazione calcistica modenese ne assunse il nome. Il 20 settembre 1955 il Presidente della Repubblica Gronchi lo insignirà della Medaglia di Bronzo al Valor Militare:

Adolescente pieno di slancio e di spirito patriottico, appena tredicenne si arruolava nelle formazioni partigiane della zona, segnalandosi per ardimento e sprezzo del pericolo in missioni di staffetta, ed in numerose azioni di guerra. Nel corso di un rastrellamento, si lanciava con decisione e coraggio contro un reparto avversario che cercava di infiltrarsi nello schieramento, ma colpito a morte cadeva da eroe incitando i compagni a persistere nella lotta.
Picciniera di Gombola, 14 settembre 1944


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Sorgente di vita - Il piccolo partigiano

 

1 “Ascolta oh Israele, il Signore è tuo Dio, il Signore è uno”. Questa è la prima frase dello Shemà; una preghiera ebraica che si recita al risveglio al mattino e prima di coricarsi la sera.

 

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