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Emanuele Artom

Emanuele Artom

Gli ebrei italiani dettero un grande contributo alla Resistenza contro il fascismo e l'occupazione nazista. Numerosi furono i dirigenti di primo piano nel Comitato di Liberazione Nazionale e nei partiti antifascisti clandestini, così come oltre mille furono coloro che combatterono all'interno delle formazioni partigiane. Molti di questi partigiani morirono in combattimento, tanti vennero arrestati e deportati, altri ancora uccisi nelle esecuzioni sommarie nazifasciste.

 

Tra quelle dei caduti ebrei nella lotta per la Liberazione dell'Italia, una delle storie più significative per la nostra memoria civile è quella di Emanuele Artom.

 

Nato ad Aosta il 23 giugno 1915 in una famiglia della borghesia ebraica torinese, Emanuele Artom crebbe a Torino e qui compì il suo percorso di studi, che concluse nel 1937 laureandosi a pieni voti con la discussione di una tesi in Storia antica dal titolo "Il tramonto degli Asmonei". L'interesse per gli studi storici portò il giovane a concentrare il suo impegno intellettuale per il proseguimento della carriera accademica, aspirando a una futura attività di insegnamento: le leggi antiebraiche del 1938 impedirono al giovane studioso ogni possibile realizzazione di questo suo progetto.

 

Pur se impossibilitato a continuare la carriera universitaria, Artom non abbandonò il lavoro di ricerca e di studio, avviando un percorso intellettuale incentrato da un lato sull'antichistica e dall'altro sulla storia ebraica. Collaborò con la UTET alla realizzazione del Grande dizionario enciclopedico e con la casa editrice Einaudi, per la quale tradusse il secondo libro delle Storie di Erodoto. Relativamente alla storia ebraica scrisse un libretto per giovani studenti dal titolo "Principi di storia e cultura ebraica" e in generale si dedicò allo studio della storia degli ebrei d'Italia con articoli pubblicati sulla rivista "Rassegna mensile di Israel". Tenne inoltre lezioni al liceo ebraico di Torino durante l'anno scolastico 1941-42.

 

Gli anni della formazione liceale e universitaria furono fondamentali nella vita di Emanuele Artom, non solo per lo sviluppo dei suoi interessi storici ma anche per l'avvicinamento agli ambienti intellettuali antifascisti. Le leggi razziali e le vicende belliche non fecero che radicalizzare sempre più quell'avversione al regime fascista che lo portò, il giorno dopo l'armistizio del settembre 1943, a iscriversi al Partito d'Azione. L'immediata occupazione nazista del Centro-Nord Italia non lasciò ad Artom che due possibilità: il tentativo di fuga verso la Svizzera per scappare dalle persecuzioni antiebraiche o la scelta partigiana. Emanuele Artom scelse la Resistenza, divenendo prima delegato per il Partito d'Azione in una formazione garibaldina di Barge, poi commissario politico delle formazioni "Italia Libera" in Val Pellice e in Val Germanasca.

 

La vita e il percorso politico e intellettuale di Artom negli anni della guerra e della lotta partigiana sono stati narrati da lui stesso nel diario che tenne dal gennaio 1940, un testo fondamentale per la conoscenza dell'impegno antifascista di tanti giovani italiani e, in particolare, di quei giovani ebrei che scelsero la Resistenza armata unendo l'impegno diretto per la democrazia e la liberazione dell'Italia alla necessità di opporsi alla persecuzione antisemita. Un diario che - come scrive Guri Schwarz nel suo "Ritratto" di Emanuele Artom - "non è prezioso solo perché è ricco di riferimenti a persone ed eventi della guerra e poi della Resistenza, ma anche perché fu un autentico strumento di introspezione, di analisi e di autoanalisi; insieme taccuino di lavoro di uno studioso, laboratorio in cui sperimentare la sua passione per i versi, ma anche luogo in cui un giovane un po' impacciato sul piano sentimentale trovava il modo di sfogare le sue frustrazioni amorose, e infine strumento di autoeducazione politica e morale."

 

"Certe volte penso che questo mio diario in futuro sarà una interessante testimonianza, anche perché credo che pochi siano i partigiani che lo tengono con tanta assiduità e, d'altra parte, per ovvie ragioni si scrivono poche lettere confuse e prive di notizie politiche. Così si hanno importanti documenti di altre epoche in scritti vivi e quotidiani, come giornali personali ed epistolari. Altre volte invece mi pare che la coscienza che queste mie pagine possano avere un significato storiografico toglie ad esse molto valore, dando un carattere riflesso e meno spontaneo. Parimenti da quando l'ambizione e il desiderio di comportarsi virtuosamente cominciarono ad agire nel cuore degli uomini, le azioni generose cambiarono il loro significato morale arricchendosi da una parte, impoverendosi dall'altra, insomma confondendosi e intorbidandosi. Ad ogni modo questo mio diario, se non documento di questo periodo, sarà una prova del nostro storicismo."

 

Un aspetto fondamentale della vita partigiana di Artom - che trova ampio spazio nelle riflessioni affidate al diario - riguarda l'impegno che il giovane studioso profuse nell'opera di educazione dei suoi compagni partigiani, spesso privi d'istruzione o comunque formatisi in una scuola fascista che li aveva privati delle basilari nozioni di libertà e di democrazia. Quest'opera viene svolta con una lucidità a volte quasi spietata, che lo coinvolge in prima persona, perché Artom intese la lotta contro il nazi-fascismo non solo come guerra di liberazione ma anche come necessario atto di rinnovamento democratico, da declinare sia a livello personale che generazionale.

 

"Un partigiano ubriaco litiga con un carabiniere e vien portato in carcere per qualche ora, poi rilasciato. Un altro ingravida una ragazza. Bisogna scrivere questi fatti, perché fra qualche decennio una nuova retorica patriottarda o pseudoliberale non venga a esaltare le formazioni dei purissimi eroi. Siamo quello che siamo: un complesso di individui in parte disinteressati e in buona fede, in parte arrivisti politici, in parte soldati sbandati che temono la deportazione in Germania, in parte spinti dal desiderio di avventura, in parte da quello di rapina. Gli uomini sono uomini. Bisogna cercare di renderli migliori e a questo scopo per prima cosa giudicarli con spregiudicato e indulgente pessimismo. In quasi tutte le mie azioni sento un elemento più o meno forte di interesse personale, egoismo, viltà, calcolo, ambizione, perché non dovrei cercarlo anche in quelle degli altri? Perché ritrovandolo dovrei condannarlo severamente?"

 

Il secondo aspetto fondamentale dei Diari riguarda la riflessione che egli conduce sull'ebraismo e sul suo essere un partigiano ebreo. Conscio degli ulteriori pericoli che la sua duplice appartenenza comportava, poche settimane prima di essere catturato, con tragica preveggenza, scrisse nel suo diario:

 

"Per il soldato la prigionia può essere anche un rifugio, per noi è la morte, e che morte! La morte di quel partigiano a cui i tedeschi strapparono le unghie prima di farlo fucilare."

 

Le ultime annotazioni sul diario sono del 23 febbraio 1944. Sappiamo che, nei giorni immediatamente successivi, Artom svolse incarichi politico-organizzativi in Val Germanasca e che prese parte alla battaglia di Perosa Argentina. Alla fine di marzo ha però inizio il grande rastrellamento nazifascista, effettuato contemporaneamente in Val Germanasca e nelle valli del Pellice: Emanuele Artom, braccato, viene arrestato dalle milizie fasciste. Un informatore lo denunciò come ebreo e fu allora preso in consegna dai nazisti e rinchiuso nelle Carceri Nuove di Torino. Qui venne ripetutamente torturato per estorcergli informazioni, ma non tradì mai i suoi compagni. Morì a causa delle sevizie il 7 aprile. Il suo corpo, seppellito lungo le rive del torrente Sangone alla periferia di Torino, non è mai stato ritrovato.

 

PER APPROFONDIMENTI

La Guerra di Liberazione italiana dal nazifascismo - link

La Resistenza ebraica in Italia - link

Video - Storie di Resistenza ebraica - link

 

BIBLIOGRAFIA

Emanuele Artom. Diari di un partigiano ebreo - a cura di Guri Schwarz - Bollati Boringhieri – 2008

 

VIDEO

Sorgente di Vita - I ragazzi di via Artom

 

LINK

Emanuele Artom - Museo Torino
https://www.museotorino.it/view/s/dfa8f185293c426ab44fdbe3aa42c41d

 

Tags: italia, resistenza, partigiani, nazismo, fascismo, emanuele artom