Conoscere la Shoah

16 Ottobre 1943

16 Ottobre 1943

Nell'agosto del 1938 il governo fascista guidato da Benito Mussolini dette il via a un censimento degli ebrei in Italia basato su principi razzisti. Fu questa l'azione propedeutica alla successiva promulgazione di un'organica legislazione antisemita, che pervase ogni aspetto della loro vita.

 

Nel 1943, con l'occupazione nazista del Centro-Nord Italia e l'instaurazione del regime collaborazionista della Repubblica Sociale, la discriminazione sfociò in persecuzione e la schedatura di tutti gli ebrei d'Italia si rivelò strategicamente fondamentale per portare a compimento la loro deportazione verso i campi di sterminio e per le stragi avvenute sul suolo italiano: nazisti e fascisti poterono, infatti, dare il via alla "caccia agli ebrei" con in mano tutte le informazioni riguardanti indirizzi di residenza e composizione dei nuclei familiari.

 

Appena preso il controllo delle regioni centro-settentrionali, le autorità naziste attuarono anche in Italia il piano noto come "Soluzione Finale", ovvero la cattura, la deportazione verso i campi di sterminio e l'uccisione di ogni ebreo che si trovasse nei territori sottoposti al controllo del Terzo Reich. Quella dello sterminio del popolo ebraico in Italia fu fin da subito una priorità per Hitler e i suoi carnefici: la prima retata avvenne il 9 ottobre a Trieste, un mese esatto dopo l'inizio dell'occupazione, e le deportazioni proseguirono senza sosta fino agli ultimi mesi del 1944.

 

Per l'enorme numero di arrestati e il suo valore simbolico, è la data del rastrellamento degli ebrei di Roma a rimanere scolpita nella memoria storica e civile del nostro paese. All'alba del 16 ottobre 1943, i reparti delle SS coordinati da Theodor Dannecker, già responsabile delle deportazioni di Parigi e della Bulgaria, dettero il via agli arresti degli ebrei romani. I nazisti, ai quali erano stati forniti i dati aggiornati del censimento della popolazione ebraica della Capitale, catturarono in poche ore 1259 persone: anziani e bambini, uomini e donne. Ciò che avvenne il 16 ottobre e nei giorni immediatamente successivi fu una delle più importanti pagine di storia del nostro paese, tra le più tragiche nella millenaria presenza degli ebrei in Italia. La collaborazione dei fascisti italiani al progetto nazista, il silenzio del Vaticano contrapposto all'attiva opera di salvataggio messa in atto da tanti sacerdoti e tante suore, la vergogna delle delazioni di alcuni abitanti della Capitale e la straordinaria solidarietà di tanti altri cittadini: mai come in quella tragedia furono evidenti le divisioni e contraddizioni della società italiana in quegli anni.

 

I carteggi tra i gerarchi nazisti non lasciano dubbi sulla volontà di attuare il prima possibile la deportazione degli ebrei romani. Mussolini fu informato di ciò che sarebbe avvenuto e le titubanze riguardo una possibile reazione del Vaticano, che avrebbe potuto causare non pochi problemi al fragile equilibrio dell'occupazione, furono superate quando agli occupanti fu chiaro che il Papa non avrebbe rilasciato alcuna dichiarazione pubblica di condanna.

 

Nei giorni che precedettero il rastrellamento, la comunità ebraica romana visse momenti drammatici e apparentemente contraddittori. Il 26 settembre il comandante della Gestapo, Herbert Kappler, aveva intimato la consegna di 50 chilogrammi d'oro, pena l'arresto di 200 capi famiglia. Con grande sforzo, e anche grazie all'aiuto di alcuni romani non ebrei, l'oro fu raccolto e consegnato. Pochi giorni dopo ci fu una perquisizione nell'edificio del Tempio e della Comunità: libri e manoscritti di inestimabile valore religioso e storico furono sottratti e inviati in Germania. La maggior parte di questi non saranno mai più restitituiti né ritrovati.

 

Nelle prime ore del 16 ottobre le SS dettero il via al rastrellamento. Quasi tutte le 1259 persone catturate si trovavano nelle proprie abitazioni, ignare del loro destino. La consegna dell'oro pareva infatti, per molti, aver soddisfatto i nazisti, che venivano considerati, nonostante tutto, uomini d'onore che avrebbero rispettato la parola data. Vi era poi la vana fiducia in ciò che restava delle istituzioni italiane per fermare i nazisti, oltre all'illusione che il Papa avrebbe protetto i "suoi" ebrei. Come purtroppo sappiamo, né le autorità italiane né Pio XII erano però intenzionati a compiere alcun atto formale per impedire la loro deportazione verso Auschwitz. Di fondamentale importanza è inoltre ricordare il forte senso di appartenenza che gli ebrei italiani provavano per la propria nazione. In particolare i romani sentivano una forma ancora maggiore di attaccamento affettivo per la propria città, nella quale la presenza ebraica era ininterrotta da oltre duemila anni. Ciò può contribuire a spiegare come, nonostante l'introduzione delle leggi razziali e poi l'inizio dell'occupazione, gli ebrei italiani fossero in maggioranza convinti che in Italia sarebbe stato impossibile che potesse avvenire ciò che accadeva già nelle altre parti d'Europa: la fiducia nel proprio paese e nei loro concittadini era più forte delle evidenze.

 

Nel rastrellamento vennero impiegati oltre trecento militari tedeschi: questi, dislocati in ogni quartiere della città, entrarono nelle case segnalate presentando un foglio dattiloscritto in italiano, nel quale si diceva: "1. Insieme con la vostra famiglia e con gli altri ebrei appartenenti alla vostra casa sarete trasferiti. 2. Bisogna portare con sé: a) viveri per almeno otto giorni; b) tessere annonarie; c) carta d'identità; d) bicchieri. 3. Si può portare via: a) valigetta con effetti e biancheria personale, coperte; b) denaro e gioielli. 4. Chiudere a chiave l'appartamento. 5. Ammalati, anche casi gravissimi, non possono per nessun motivo rimanere indietro. Infermeria si trova nel campo. 6. Venti minuti dopo la presentazione di questo biglietto la famiglia deve essere pronta per la partenza". Si trattava di un'ultima menzogna per dare l'illusione che si trattasse solo di un trasferimento, cercando quindi di evitare tentativi di rivolta da parte dei rastrellati.

 

In poche ore l'operazione venne dichiarata conclusa: l'ordine di cattura riguardava 8mila ebrei romani, circa 7mila riuscirono a mettersi in salvo grazie al proprio ingegno e coraggio o perché si erano già nascosti, non avendo riposto fiducia nelle voci rassicuranti. Molti furono salvati da sconosciuti o da amici che li proteggerono. Per tutti, però, la realtà dei campi di sterminio andava oltre le più angosciate immaginazioni: Auschwitz era qualcosa di inimmaginabile, alla quale non si voleva e poteva credere neanche quando chi, scappato dal Nord e dall'Est europeo, cercava di allertare la popolazione.

 

Tutti coloro che furono catturati dalle SS nell'antico quartiere ebraico vennero prima raccolti in uno spiazzo attorno ai resti del Teatro di Marcello, per poi essere portati all'interno del Collegio Militare di Via della Lungara, dove vennero trasportati anche gli altri ebrei fermati nelle altre zone di Roma. Questo edificio si trovava a poche centinaia di metri da San Pietro. Dei 1259 catturati, il giorno successivo ne furono liberati 237 in quanto coniugi e figli di matrimoni misti o persone di servizio non ebree, ma anche sette ebrei che riuscirono a convincere i nazisti di essere "ariani". Tutte le altre persone rimasero nel Collegio Militare per più di trenta ore: i nazisti volevano essere sicuri che non venisse pronunciata alcuna parola di condanna da parte di Pio XII. Non arrivò e la mattina del 18 ottobre tutti vennero caricati sui vagoni piombati che li trasportarono ad Auschwitz.

 

Su quei vagoni vi erano 207 bambini, tra cui un neonato partorito all'interno del Collegio Militare. Un uomo e una donna si consegnarono spontaneamente per non abbandonare la propria famiglia. Tra i deportati vi era anche una non ebrea, Carolina Milani, che assisteva un'anziana donna che non volle abbandonare. A essere deportate sono state 1024 vite umane, che la barbarie nazifascista ha voluto eliminare, ma che con forza e determinazione si è voluto restituire alla memoria, recuperandone le singole storie e impedendo che fossero ricordate solo come un numero dello sterminio.

 

All'arrivo ad Auschwitz, la maggior parte degli ebrei di Roma venne mandata direttamente nelle camere a gas, di tutti gli altri sopravvissero solo 16 persone.

 

Questi i loro nomi:

 

Michele Amati,

Lazzaro Anticoli,

Enzo Camerino,

Luciano Camerino,

Cesare Di Segni,

Lello Di Segni,

Angelo Efrati,

Cesare Efrati,

Sabatino Finzi,

Ferdinando Nemes,

Mario Piperno,

Leone Sabatello,

Angelo Sermoneta,

Isacco Sermoneta,

Settimia Spizzichino,

Arminio Wachsberger.

Furono liberate, ma morirono subito dopo, anche Fiorella Anticoli ed Enrica Spizzichino.

 

Molti dei sopravvissuti diventarono negli anni Testimoni della Shoah: attivi, soprattutto in ambito scolastico, nel parlare di ciò che successe: per trasmettere la memoria della tragedia e fare in modo che non si ripeta mai più.

 

Nei mesi successivi alla razzia del 16 ottobre, circa mille altri ebrei romani furono catturati. Questi arresti avvennero molto spesso a causa delle delazioni: tanti loro concittadini, alcuni dei quali organizzati in vere e proprie bande, comunicarono ai nazisti, per denaro o zelo antisemita, i loro nascondigli. Molti altri riuscirono invece a salvarsi rimanendo nascosti fino alla Liberazione, con il contributo fondamentale di altri loro concittadini e della rete di protezione messa in atto da tanti istituti religiosi cattolici.

 

Quello di Roma fu solo uno dei tragici avvenimenti che portarono alla deportazione degli ebrei italiani. Agli arresti presero parte in egual misura le forze naziste e quelle fasciste della Repubblica Sociale Italiana. Ma se le responsabilità dirette furono chiaramente fasciste e naziste, quelle indirette, dovute a omissioni e a tragici errori di valutazione del pericolo, non possono essere dimenticate. Quella del silenzio del Papa è stata sicuramente la questione più dibattuta, riguardo la quale risposte definitive si potranno avere, forse, solo dopo aver esaminato con accuratezza l'archivio di Pio XII, recentemente aperto allo studio degli storici. Meno noto, ma di fondamentale importanza, fu il ruolo svolto dal governo Badoglio all'indomani dell'armistizio. Se è pur vero che nell'Italia meridionale gli ebrei riconquistarono le libertà civili, è necessario ricordare come il governo non dette seguito a ciò che da più parti si chiedeva fosse fatto in previsione di un'occupazione nazista nel Centro-Nord: la distruzione dei dati dei censimenti razzisti e il trasferimento degli ebrei nel Sud Italia. Ciò condannò a morte migliaia di persone e costrinse a una vita di terrore e sofferenze tutti coloro che riuscirono a salvarsi.

 

Il ricordo del 16 ottobre è testimonianza e monito, e la memoria è un impegno quanto mai urgente per impedire ogni ritorno dell'odio antisemita.

 

BIBLIOGRAFIA

16 Ottobre 1943 - Debenedetti Giacomo – Einaudi - 2015

Portico d'Ottavia 13 – Foa Anna – Laterza - 2016

 

FILMOGRAFIA

L'oro di Roma – Carlo Lizzani – 1961 – 93 min

 

LINK

http://www.16ottobre1943.it/

 

VIDEO

 

La Razzia di Gabbai e Pezzetti

https://www.raiplay.it/video/2019/01/Speciale-Tg1-f6faa214-c877-4e27-b7e5-60210a9c86e5.html

 

Piero Terracina

https://www.raiplay.it/video/2019/12/Sorgente-di-vita-del-22122019-96ecbd3e-585c-47de-a78d-45c462669596.html

 

Enzo Camerino e Settimia Spizzichino

https://www.raiplay.it/video/2013/10/Una-storia-italiana-16-ottobre-1943-f2b89d25-ee1a-43d3-8a3a-e4370d906892.html

 

Come ci si riuscì a salvare

https://www.raiplay.it/video/2013/10/16-Ottobre-razzia-ghetto-di-Roma-97098852-a009-43f9-9fac-dacdd8dcdde3.html

 

Vittorio Polacco / Liliana Picciotto parla del libro Salvarsi

https://www.raiplay.it/video/2017/10/Come-mi-sono-salvato-14c5276a-8c02-42cc-b983-970142ce6c42.html

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